Terremerse e O.P. Pempacorer: il punto sulla crisi del settore peschicolo

Dopo alcuni tentativi non andati a buon fine, come invece si auspicavano già da diverse settimane i rappresentanti di Terremerse e dell’O.P. Pempacorer all’interno del TOR (Tavolo Ortofrutticolo Regionale), nella serata dell’11 luglio nella sede della Regione Emilia-Romagna è stata definita un’unità d’intenti fra Organizzatori di Produttori, Associazioni Professionali e rappresentanti delle Istituzioni per affrontare la grave crisi che sta incontrando il settore peschicolo nazionale.
Il primo intervento messo in campo riguarda il ritiro del prodotto dal mercato, in quanto i prezzi di queste settimane non permetteranno neanche di recuperare il 50% dei costi di produzione sostenuti dagli agricoltori. Terremerse e O.P. Pempacorer, nel rispetto delle normative vigenti, hanno previsto di destinare una parte di prodotto in beneficenza e, con molto rammarico vista la passione e i sacrifici che i propri soci mettono nel lavoro, un’altra parte sarà destinata alla produzione di energia e al compostaggio. La consapevolezza è ovviamente che la distruzione del prodotto non sia la soluzione, ma uno dei pochi modi per cercare di tamponare il crollo dei prezzi.
Le cause della crisi attuale sono molteplici. Ai problemi oramai “storici” di cui soffre la peschicoltura nostrana, si vanno ad aggiungere questioni congiunturali e quindi difficilmente prevedibili. Ad esempio, gli andamenti climatici non usuali hanno causato un anticipo di produzione in Romagna, mentre un ritardo al Sud Italia e in Catalogna. Quindi, prodotti che solitamente arrivavano sul mercato in momenti differenti si sono “sovrapposti” causando un’eccessiva offerta, non compensata da un aumento di domanda. Anzi, la domanda è calata in tutta Europa dove le condizioni climatiche non favoriscono il consumo di frutta fresca e dove l’allarme Escherichia coli ha creato un vero e proprio crollo in Germania, fra i maggiori importatori di frutta italiana.
«Le politiche cui si ricorre normalmente per superare la crisi del comparto possono fare ben poco in questa drammatica situazione – fanno sapere i vertici di Terremerse e O.P. Pempacorer – Da sempre siamo impegnati sul fronte della valorizzazioni e sull’innalzamento della qualità dei prodotti, come pure abbiamo sempre lavorato per fidelizzare i canali della Grande Distribuzione. Questo però non è più sufficiente. Adesso bisogna mettere in atto interventi più efficaci a livello nazionale e comunitario per scongiurare il rischio di drastici ridimensionamenti degli impianti che in un futuro potrebbe significare far aumentare le importazioni di nettarine e pesche da altri Paesi, europei e non solo».
Fra gli interventi che Terremerse e O.P. Pempacorer si auspicano, ci sono: l’aumento ad almeno il 10% delle quantità di prodotto ritirabile in caso di crisi (attualmente nell’OCM del settore è previsto il 5%); la facoltà delle Organizzazioni di Produttori di poter accumulare le risorse non spese nell’annata, per fronteggiare successivi periodi di crisi; aggiornare i prezzi del ritiro per determinare una soglia minima accettabile al di sotto della quale non scendere.
Inoltre, i Governi europei dovrebbero assicurare che le misure di ritiro dal mercato fossero equamente rispettate da tutti i protagonisti del settore, quindi non solo dalle O.P. che in Italia rappresentano appena il 30% della produzione, per evitare situazioni di speculazione da parte di altri operatori.
«Come Terremerse e O.P. Pempacorer avanziamo la richiesta di arrivare ad una posizione comune da parte della UE almeno sui ritiri per quanto riguarda la Spagna e ci auspichiamo che il Governo italiano adotti quanto prima provvedimenti uniformi nei confronti di tutti – proseguono i dirigenti delle due realtà – Dal momento che non si sono verificate le condizioni minime accettabili abbiamo premuto perché si organizzassero i ritiri delle pesche e delle nettarine dal mercato, almeno quelle di tutte le Organizzazioni di Produttori nazionali. Si tratta di un intervento minimo e che non risolverà di certo il problema, però rappresenta un segnale unitario per il mercato di destinazione: non possiamo più sopportare la flessione dei prezzi e su questo versante speriamo che si arrivi ad una condivisione fra produttori e Grande Distribuzione sulle regole di commercializzazione. Un segnale anche per le autorità preposte e per il Governo perché quanto prima intervenga con misure appropriate alla crisi. Le O.P. stanno quindi utilizzando tutti gli strumenti, anche se deboli, messi a disposizione dalla legislazione attuale per tutelare gli interessi dei propri soci e per cercare di tonificare il mercato».
«Considerando che le previsioni di produzione delle prossime settimane segnalano una sensibile riduzione dell’offerta visto l’esaurirsi dei prodotti provenienti dal Sud Italia e dalla Catalogna – concludono di dirigenti di Terremerse e O.P. Pempacorer – vogliamo metterci nelle condizioni di intercettare una ancora possibile ripresa del mercato in vista dell’arrivo delle maggiori quantità di produzione romagnola, ovvero quella delle varietà di pesche e nettarine medie e tardive».

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