Terremoto: 1 italiano su 4 aiuta il “made in Emilia” a tavola

Più di un italiano su 4 ha acquistato prodotti alimentari provenienti dalle zone terremotate dell’Emilia e della Lombardia per esprimere solidarietà e sostenere la ripresa dell’occupazione e l’economia. E’ quanto stima la Coldiretti in occasione dell’apertura a Bologna del primo mercato delle aziende colpite dal terremoto che hanno portato direttamente a vendere i prodotti salvati dal sisma, dal Parmigiano al miele, dai latticini ai meloni fino ai fiori, ai salumi tipici e al Lambrusco.
La spesa “salva aziende” – sottolinea la Coldiretti – ha avuto tra i cittadini italiani e stranieri una adesione esplosiva che ha contagiato tutti i canali a partire dalla rete dove sono stati aperti centinaia di blog per arrivare alle maggiori catene della distribuzione commerciale che hanno aderito ad azioni di solidarietà fino alle più tradizionali botteghe e ai mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove per sostenere i caseifici colpiti sono stati vendute centinaia di migliaia di spicchi Parmigiano Reggiano e Grana Padano in poche settimane.
Le scosse oltre a provocare danni materiali a stalle, fienili, serre e cascine per circa 700 milioni di euro nelle campagne hanno anche interrotto bruscamente – sottolinea la Coldiretti – i normali canali commerciali, ma tanti agricoltori si sono rimboccati le maniche per cercare di tornare alla normalità senza attendere aiuti dall’esterno. Tra le bancarelle hanno trovato posto ad esempio Monica Ferrarini di Mirandola che conduce una azienda di ortaggi biologici che ha visto azzerata la sua capacità di lavorazione e vendita dei prodotti a causa del terremoto e ha dovuto trasferirsi momentaneamente altrove, ma anche Claudio Morselli che coltiva fiori con due magazzini totalmente da abbattere e danni agli impianti automatici di irrigazione con conseguente morte di molte piante che sono state anche irrigate “a mano”. E ancora Alberto Malaguti di San Carlo di Sant’Agostino che ha dovuto evacuare l’azienda che si trova nel pieno della zona del fenomeno della “liquefazione” dei terreni, ma il sisma gli ha danneggiato anche la casa e soprattutto il laboratorio di estrazione e lavorazione del miele, loro unico prodotto.
Acquistare prodotti agricoli e alimentari provenienti dalle zone terremotate – sottolinea Coldiretti – è il miglior modo per aiutare concretamente la popolazione facendo ripartire l’economia e l’occupazione dei territori colpiti. Le aziende agricole infatti sono costrette a seguire i ritmi della natura e non possono fermare la produzione di latte delle mucche o lasciare le verdure nei campi o la frutta negli alberi, anche se è difficile la vendita di questi prodotti per la chiusura dei negozi o degli stabilimenti di trasformazione.
A causa del terremoto si stimano danni complessivi per 705 milioni di euro all’agroalimentare in Emilia e Lombardia. Ai circa 400 milioni di euro di danni provocati alle strutture agricole (fienili, stalle, magazzini) si aggiungono 70 milioni necessari per garantire la sicurezza al territorio riportando alla normalità gli impianti idrovori, irrigui, di scolo e di irrigazione fortemente lesionati. Con una stima di 150 milioni di euro di danni il sistema del Parmigiano Reggiano è in cima alla triste classifica dei prodotti più danneggiati dal sisma seguito da vicino dal Grana Padano che accusa un colpo da 70 milioni di euro e dall’aceto balsamico che conta perdite per 15 milioni di euro, secondo la Coldiretti. Le imprese che operano in questi settori hanno solo la possibilità di scegliere se chiudere o ripartire poiché le uniche attività che certamente non saranno delocalizzate sono proprio quelle legate all’agricoltura e ai suoi prodotti tipici, dal parmigiano al grana, dall’aceto balsamico tradizionale alle pere tipiche, la cui produzione non può avvenire per legge al di fuori del territorio delimitato dai disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea.

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