Tonno rosso; Wwf, il mercato nero vale 4 mld di dollari


Quattro miliardi di dollari: e’ questa la dimensione economica del mercato nero internazionale del Tonno rosso (Thunnus thynnus) stimata, come riporta il Wwf in una nota, da un’indagine giornalistica indipendente, durata otto mesi, lanciata in questi giorni da una rete di giornalisti appartenenti al Consorzio Internazionale di Giornalisti d’Inchiesta (Icij). ”I risultati confermano – commenta l’associazione ambientalista – i ripetuti allarmi del Wwf lanciati nell’ultimo decennio: si passa da casi eclatanti di violazione della quota consentita (se pescato piu’ tonno di quanto fosse legale prendere), alla diffusa mancanza di rendicontazione del pescato alle autorità competenti, all’uso di aerei da ricognizione vietati dal 2006 per identificare i tonni da pescare, alla cattura di esemplari sotto misura, fino alle tante analisi errate svolte dai governi”. I dati raccolti, nonostante gli sforzi materiali, umani ed economici fatti per controllare la pesca, confermano che ancora nel 2010 vige lo spregio delle regole alla pesca del tonno rosso nel Mediterraneo. ”Questa pesca non è gestita, dalle maglia sfugge solo l’illegalità, mai il prodotto da mettere sul mercato” afferma il responsabile Mare del Wwf Italia Marco Costantini. I risultati dell’inchiesta sono stati divulgati una settimana prima dall’incontro della Commissione Iccat di Parigi, la Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonni dell’Atlantico e del Mediterraneo che dovra’ prendere decisioni importanti per favorire il ripristino dell’esigua popolazione di Tonno rosso dell’Atlantico orientale e Mediterraneo. ”Con queste nuove informazioni la comunità internazionale non ha più scuse; conclude il Wwf – l’Iccat dovrà sospendere la pesca industriale, ormai distruttiva, esercitata con reti a circuizione e che alimenta l’immensa attività di ‘allevamento’ del tonno. E di tutta l’illegalità che ne consegue”. Tra le misure suggerite dal Wwf: consentire solo una limitata attività di pesca con un totale di catture inferiore alle 6.000 tonnellate all’anno, e individuare delle zone precluse alla pesca dove i tonni possano riprodursi. (ANSA).

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