Trattori stretti: pressing italiano a Bruxelles per salvare il comparto

trattore stretto LandiniSi chiamano trattori “stretti” per le dimensioni compatte, e sono specificamente progettati per lavorare nei frutteti e tra i filari delle vigne. Sono un’eccellenza dell’industria meccanica italiana – che annovera marchi fra i più conosciuti al mondo in questo segmento come Agritalia, Antonio Carraro, BCS, Goldoni, Landini, McCormick ed altri – ma rischiano di essere messi fuori gioco dal nuovo regolamento europeo sui motori delle macchine non stradali.
La nuova normativa (Fase IV) comporta infatti l’inserimento, all’interno del vano motore, di vari dispositivi per il trattamento dei gas di scarico; un voluminoso sistema filtrante che può trovare sufficienti spazi per l’installazione sulle trattrici grandi ma che è attualmente impossibile alloggiare all’interno dei cofani delle trattrici strette, a meno che queste non vengano interamente ridisegnate, con la conseguente perdita di compattezza e agilità e quindi della loro specifica funzionalità.
Domani mattina andranno in votazione, presso la Commissione ENVI (Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare) del Parlamento Europeo tre emendamenti da cui dipende il destino delle industrie del comparto. Gli emendamenti – proposti dalla Associazione dei costruttori italiani ASSOTRATTORI (FederUnacoma) con il supporto del Comitato europeo dei costruttori di macchine agricole CEMA, e in parte già avallati dal Consiglio dell’Unione Europea – intendono modificare la proposta legislativa della Commissione Europea con l’introduzione di una normativa “ad hoc”per i trattori stretti che congela gli attuali valori limite di emissioni sino all’entrata sul mercato, dopo il 2020, dei nuovi trattori stretti con motori “Fase V”, lasciando ai costruttori il tempo sufficiente per sviluppare più efficienti e più compatte tecnologie.
Se gli emendamenti verranno approvati, le industrie costruttrici avranno modo di progettare nuove generazioni di trattrici da frutteto aventi soluzioni tecniche e dimensioni adeguate, e quindi di restare competitive; se verranno respinti, le industrie del settore, e soprattutto quelle italiane che sono specializzate in questa tipologia di trattori, saranno spinte fuori dal mercato essendo costrette a produrre macchine meno efficienti di quelle attuali, con costi di produzione e prezzi di vendita molto più elevati.
Nella partita di Bruxelles – nella quale si rischia una crisi senza via d’uscita – le industrie del comparto possono contare sulla competenza del Rapporteur incaricato dal Parlamento Europeo, l’on. Elisabetta Gardini che si è occupata a lungo del problema della compatibilità della normativa con le esigenze operative dei trattori, e sull’impegno dell’on. Giovanni La Via, Presidente della Commissione ENVI, auspicando l’adesione di tutti i parlamentari italiani, al di là degli schieramenti politici di appartenenza. Ma possono contare anche sul convincimento maturato dai parlamentari di altri Paesi circa la necessità di una normativa specifica per i trattori stretti. L’esito della votazione resta comunque incerto, per la volontà di un consistente numero di deputati di non concedere più deroghe su questioni riguardanti le emissioni dei motori.
“Senza una procedura di adeguamento pensata specificamente per i trattori stretti – sostiene Manlio Martilli, Presidente di ASSOTRATTORI – le macchine perderanno le loro caratteristiche fondamentali e saranno del tutto inservibili per gli agricoltori, i quali continueranno ad utilizzare mezzi vecchi che sono certamente più inquinanti”. “Applicate in modo rigido e schematico – aggiunge Martilli – le normative ambientali produrranno un effetto opposto rispetto a quello per il quale sono state pensate”.

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