Turismo 2010: ancora un anno negativo. In calo anche l’agriturismo

Il turismo italiano, che contribuisce per il 9,5% al PIL nazionale, continua a perdere colpi senza che si avvertano – secondo Agriturist (Confagricoltura) – segnali di concreta reazione. Lo confermano i dati dell’Osservatorio Nazionale per il Turismo (ONT) e dalla Banca d’Italia: la flessione del 2010, rispetto al 2009 (che già era stato un anno “nero”), è dell’1,2%, con gli alberghi a -0,8% e l’extralberghiero a -1,7%.
Per l’agriturismo il calo di presenze è stimato dall’ONT a -2,1%. Considerando la crescita dell’offerta di settore, valutata da Agriturist al 2,8% nel 2010, e i prezzi fermi a fronte di costi crescenti almeno del 3%, il taglio dei redditi aziendali è vicino all’8%.
A metà anno, sembrava delinearsi una consistente ripresa della domanda dall’estero. I dati della Banca d’Italia relativi al periodo gennaio-ottobre 2010 dicono l’esatto contrario: la spesa dei turisti stranieri in Italia è diminuita del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Le stime dell’ONT sull’andamento di novembre e dicembre fanno ritenere che questo dato possa ulteriormente peggiorare con riferimento all’intero 2010.
I riflessi della crisi turistica sull’occupazione sono ormai allarmanti: secondo Federalberghi, nel 2010, i licenziamenti di lavoratori a tempo indeterminato del settore alberghiero, sono arrivati al 3,6%, interessando circa cinquemila addetti. Si può stimare che nell’intero comparto turistico, tenuto conto dell’indotto, siano stati oltre 20 mila i posti di lavoro perduti. L’agriturismo può contare su una maggiore flessibilità legata al forte impegno di lavoro familiare; ma gli effetti della crisi sull’occupazione si fanno sentire, soprattutto per quanto riguarda le aziende che offrono ristorazione, con una riduzione delle ore retribuite, a parere di Agriturist, del 10%.
“Non è possibile proseguire con una gestione approssimativa e spontaneistica del turismo italiano, – sostiene il presidente dell’associazione agrituristica di Confagricoltura, Vittoria Brancaccio – soprattutto per quanto riguarda le strutture ricettive extra alberghiere (e quindi anche l’agriturismo) che, seppur con offerte frammentate, rappresentano oltre la metà dei posti letto, mentre raccolgono solo il 33% delle presenze. L’extralberghiero, per la dimensione ricettiva generalmente modesta (21 posti letto per azienda contro i 65 degli alberghi), è poco idoneo al ricevimento di gruppi organizzati: deve dunque essere sostenuto con una vigorosa politica d’immagine della “destinazione Italia” e da una efficace attività di formazione degli operatori soprattutto nell’uso di strumenti promozionali individuali, come internet”.
“Occorre poi prendere atto che il turismo italiano è sempre meno competitivo sui mercati internazionali, a causa di prezzi più elevati soprattutto rispetto alle mete emergenti, africane e asiatiche. E’ quindi indispensabile una più efficace politica di promozione dell’Italia, capace di intercettare quote rilevanti di turisti disposti a spendere – continua il presidente di Agriturist – e si deve anche favorire il contenimento dei prezzi, introducendo subito una riduzione dell’IVA sui servizi turistici, invece di penalizzare le imprese introducendo la tassa di soggiorno”.
Agriturist dedicherà a questi temi una approfondita riflessione, nel corso del convegno “L’agriturismo nel sistema agricolo e turistico italiano” in programma a Grosseto il prossimo 9 febbraio nell’ambito del IX Forum Nazionale dell’Agriturismo.

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