Turismo: Cia Ferrara, occorre educare i turisti alla ruralità


Realizzare un wildlife garden, installare nidi artificiali per uccelli e pipistrelli, preparare uno stagno “didattico”. Attività che non sembrano appartenere al settore agricolo ma sono, invece, alcune delle possibilità per le aziende agricole che vogliono entrare nel mondo dell’ecoturismo: una forma di turismo più “ecologica” che integra sviluppo economico e sostenibilità ambientale dell’attività turistica. In Italia, secondo i dati elaborati da Enit-Istat, sono 100 milioni le presenze annuali nelle aziende ecoturistiche, che generano un fatturato che sfiora i 12 miliardi di euro. Nel Ferrarese i turisti che hanno scelto il turismo rurale nel 2014 e 2015 – con una tendenza simile nel 2016 – sono stati circa 47.000, un terzo dei quali stranieri, che sono rimasti in media 3 notti sul territorio (dati Provincia di Ferrara).
Ma il valore non è solo economico. Secondo Cia – Agricoltori Italiani, l’agricoltura ha un ruolo fondamentale nel preservare suolo e paesaggio dalla cementificazione che ha già “bruciato” 2 milioni di ettari di terreno agricolo negli ultimi vent’anni. L’attività agrituristica, in particolare, è “custode” della ruralità perché tutela l’ambiente, preservando la biodiversità, e lo valorizza come bene da fruire in maniera sostenibile. Se i dati a livello nazionale indicano una positiva crescita dell’ecoturismo, a Ferrara puntare su un’offerta più “ecologica” non sembra ancora una scelta che paga a livello di reddito per le aziende.
«Nella nostra azienda agrituristica – spiegano Anna Sartirani e Francesco Soncini Sessa proprietari dello storico agriturismo “Le Pradine” di Mirabello, associato a Cia Ferrara – l’ecoturismo è una realtà da trent’anni. Lavoriamo da sempre per valorizzare la terra, il patrimonio ambientale e architettonico che fa parte della cultura rurale del territorio. Abbiamo fatto investimenti sia a livello umano che economico, per mantenere il patrimonio e renderlo fruibile a tutti. Ma sono investimenti che non sono ripagati a livello reddituale, perché i turisti faticano a dar valore a un’azienda che, ad esempio, sceglie di non chiudere i maceri per realizzare una piscina, e propone percorsi per scoprire la biodiversità. Il valore aggiunto non è percepito e non diventa remunerativo. Siamo orgogliosi – continuano Anna Sartirani e Francesco Soncini Sessa – di proporre un turismo rurale sostenibile, ma il turista italiano medio oggi vuole spendere il meno possibile e solitamente prenota per periodi brevi, un mordi e fuggi che non fa bene all’economia turistica. L’ecoturismo, invece, potrebbe diventare una possibilità concreta e remunerativa per le aziende multifunzionali, se solo ci fosse un’educazione turistica. Bisogna spiegare e insegnare al turista che può visitare il centro storico di Ferrara, ma allo stesso tempo godere dei suoni, dei colori, degli odori della campagna, un ambiente capace di dare benessere a livello umano ed emozionale. Inoltre occorrono investimenti per favorire la conservazione dell’architettura rurale e circuiti turistici, per valorizzare un territorio che ha davvero molto da offrire.»

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