Tuscia, la vespa cinese fa crollare la produzione di castagne. Perdite per milioni di euro


Se per i produttori di nocciole della Tuscia la stagione 2010 si annuncia grigia, con circa il 30% di raccolta in meno, per quelli di castagne sara’ addirittura nerissima. Secondo alcune associazioni di categoria il raccolto sara’ inferiore del 90% rispetto a quello degli anni precedenti. Per i piu’ ottimisti il calo sfiorerebbe 80%. Un vero e proprio disastro dal punto di vista economico per le circa 3mila aziende del Viterbese, la gran parte delle quali a conduzione familiare, del Viterbese. Ad avviso del presidente dell’Associazione Castanicoltori Vallecimina Roberto Colla la responsabilita’ del raccolto piu’ scarso a memoria d’uomo sarebbe dell’infestazione, ormai fuori controllo, del cinipide calligeno, la micidiale vespa arrivata dalla Cina in grado di danneggiare gravemente le piante piu’ grosse e di rendere pressoche’ sterili quelle giovani. Secondo altri, invece, il ‘disastro’ sarebbe dovuto a una concomitanza di fattori, tra i quali ci sono sicuramente il cinipide e l’andamento climatico. Sugli effetti devastanti del parassita non ci sono dubbi: da quando, nel 2005, l’insetto e’ comparso sui monti Cimini, le circa 350mila piante di castagno hanno iniziato progressivamente ad avere foglie e sono diventate palesamente sofferenti. I soci di Vallecimina, che hanno gia’ presentato un esposto alla procura della Repubblica di Viterbo per individuare chi ha causato l’infestazione, se la prendono con le istituzioni locali, in primo luogo con la Regione Lazio, ”che non hanno attuato una lotta di contrasto con procedimenti e mezzi idonei”, ed hanno annunciato che porteremo avanti ”ogni iniziativa finalizzata al recupero del danno dato”, che ammonta a diversi milioni di euro l’anno. La Tuscia copre il 18% della produzione regionale e l’8% di quella nazionale. Ogni anno vengono raccolti tra i 55mila e i 65mila quintali di castagne e marroni. La superficie coltivata e’ di 2.800 ettari. Il 70% della superficie totale e’ concentrata nei comuni di Canepina (800 ettari), Vallerano e Viterbo (400 ettari ciascuno).(ANSA).

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