Tutela del territorio: l’Ue plaude agli sforzi degli agricoltori attorno al Po

Sono molti i casi italiani, in particolare nelle zone che gravitano attorno alla pianura padana, citati come buone prassi in uno studio appena pubblicato a livello europeo sulla capacità dei produttori agricoli di offrire beni e servizi ambientali, quali la tutela del territorio, della risorsa idrica o delle specie a rischio di estinzione. Tra le otto esperienze a livello regionale presentate in dettaglio una proviene dalla regione Veneto e riguarda i sistemi di allevamento in alta montagna e la maggiore intensità nella produzione di colture permanenti.
Lo studio pesca nell’ampia gamma di beni pubblici ambientali e sociali forniti dai produttori agricoli italiani, spaziando dalla coltivazione di riso nelle pianure piemontesi e lombarde, all’iniziativa delle “oasi verdi” della Plasmon in Veneto, dove gli agricoltori sono impegnati a coltivare con un minor impatto ambientale. Viene anche sottolineata come una buona pratica l’iniziativa “chilometri zero” e dei sempre più diffusi “Farmers’ market” che mettono in rete le aziende agricole per ridurre i costi di trasporto non soltanto dal punto di vista economico, ma anche da quello ambientale. Altre esperienze segnalate a livello europeo sono quelle praticate sull’ammodernamento dei sistemi di irrigazione delle aziende agricole in Lombardia, che portano a un notevole risparmio di risorse idriche; l’eco-turismo in Friuli Venezia Giulia e in Veneto, che ha contribuito a ridare vitalità a molte zone rurali; e le forti campagne di sensibilizzazione sul territorio, promosse da associazioni e ONG ambientaliste quali WWF e Legambiente.

Da tempo la politica agricola comune (PAC) dell’Unione europea è legata in modo molto stretto a precisi obiettivi di protezione ambientale, che condizionano anche la concessione di aiuti agli agricoltorie, consentendolgli di offrire beni e servizi ambientali. La relazione è stata realizzata dall’Istituto per la politica ambientale europea per conto della Direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione europea e i risultati di questo studio giungono in un momento in cui si intensifica il dibattito sulla PAC e se ne discutono obbiettivi e priorità per il periodo successivo al 2013, quando l’UE entrerà in una nuova fase di bilancio. Attualmente circa il 40% dell’intera dotazione finanziaria dell’UE va alla politica agricola e di sviluppo rurale, che negli anni si è sempre più spostata verso obiettivi complessivi di gestione del territorio.
Ma la ricerca evidenzia anche che molti dei beni pubblici legati all’agricoltura sono insufficienti e tale carenza si farà verosimilmente più grave in futuro, di fronte a minacce quali le oscillazioni dei prezzi dei beni-rifugio, i fattori tecnologici e l’impatto dei cambiamenti climatici: per questo sarà necessario un intervento più incisivo.

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