Ue: acquacoltura, strategia europea per migliaia posti di lavoro

acquacolturaIl settore dell’acquacoltura in Europa stagna da anni mentre potrebbe creare migliaia di nuovi posti di lavoro. La commissaria europea alla pesca Maria Damanaki è più che mai decisa a raccogliere questa sfida tanto più – spiega – che appena “il 10% dei prodotti ittici consumati in Europa proviene dall’acquacoltura contro il 65% importati dai Paesi terzi, mentre solo il 25% è frutto di attività di pesca dell’Ue”. La commissaria è convinta che l’acquacoltura possa colmare il crescente divario tra consumo e quantità di pescato nelle acque europee, con l’aggiunta di un impatto importante sull’occupazione. Basti pensare – precisa – che “ogni punto percentuale del consumo attuale dell’Ue prodotto internamente con l’acquacoltura potrebbe contribuire a creare tra 3mila e 4mila posti di lavoro a tempo pieno”. Lo sviluppo dell’acquacoltura – ha aggiunto a chiare lettere la commissaria – non si farà a detrimento della qualità, “attualmente quella europea è la più elevata del mondo”, né dell’ambiente e neppure della sicurezza. Anzi, nel momento in cui – ha aggiunto – stiamo discutendo la riforma della politica comune della pesca il rilancio dell’acquacoltura “può rappresentare un’alternativa allo sfruttamento degli stock”. Per superare questa sfida è però necessario affrontare alcuni problemi. In primo luogo “ridurre gli oneri amministrativi e le incertezze per gli operatori, mettendo fine ai tempi lunghi – ci vogliono fino a tre anni – per il rilascio delle licenze”. Si tratta poi di agevolare l’accesso allo spazio e all’acqua e per questo Damanaki vuole “promuovere un approccio integrato alla pianificazione dello spazio” e quindi delle coste. Si aggiunge la necessità di “incrementare la competitività: la qualità c’é – dice Damanaki – ora ci vuole più diversificazione e coordinameto”. Infine, ma non ultimo, si tratta di sfruttare con nuove regole sull’etichettatura il vantaggio competitivo dei prodotti della pesca “Made in Ue”. Damanaki ha portato come esempio: “Prodotto biologico proveniente dall’acquacoltura”. Le prossime tappe saranno la presentazione da parte degli Stati membri “di piani strategici nazionali pluriennali per l’acquacoltura” tenendo d’occhio la riforma della pesca insieme l’ammontare del nuovo fondo europeo per il settore 2014-2020 che deve essere ancora distribuito tra i partner europei. (ANSA).

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