Ue: Apertura della Commissione sui criteri di ripartizione dei fondi Ue

I ministri dell’agricoltura europei hanno avuto, a Bruxelles, un primo significativo confronto, sebbene ancora interlocutorio, sul tema centrale dei criteri di spartizione tra i 27 Stati membri dei fondi Ue post 2013 per le due componenti dalla politica agricola europea: da un lato la produzione agricola, dall’altro lo sviluppo rurale e delle campagne. Dal dibattito tutto in salita, “é emerso un elemento significativo” come ha indicato il ministro per le politiche agricole e alimentari, Mario Catania: il fatto cioé “che la Commissione europea, per quanto riguarda la distribuzione dei fondi Ue per lo sviluppo rurale, ha detto che si dovrà trovare criteri di ripartizione diversi da quelli proposti per la produzione agricola”, e che sono legati alla sola superficie coltivata. E proprio su questo fronte – ha spiegato Catania – “abbiamo ribadito con forza che non è possibile fare una ripartizione degli stanziamenti soltanto sulla base delle superficie agricola degli Stati membri ma bisogna, al contrario, prendere in considerazione anche altri criteri a partire dal valore della produzione agricola dei singoli Paesi”. Su questa tesi – ha aggiunto – “abbiamo ricevuto il sostegno di un gruppo di delegazioni relativamente limitato. Sappiamo che è un negoziato difficile però andremo avanti con decisione in questa direzione”. Al momento infatti, l’Italia può contare sul sostegno di Olanda, Belgio, Slovenia e in parte Danimarca. Insomma il dibattito è ancora aperto, ma proprio la dichiarazione della Commissione di introdurre nuovi criteri nel calcolo dei fondi per lo sviluppo rurale, rappresenta secondo Catania “un punto a favore dell’Italia perché in questo momento – dice – al Consiglio agricoltura abbiamo di fronte una maggioranza contraria. Diciamo quindi che la posizione della Commissione se non altro ci fa ben sperare su questa parte nel negoziato”. Va detto che, nella proposta di riforma della Pac Bruxelles si è pronunciata solo sui criteri per ripartire i fondi destinati alla produzione agricola e non per lo sviluppo delle campagne. Intende farlo solo dopo che i leader europei avranno chiuso il negoziato sulle prospettive finanziarie 2014-2020, attese verso la fine dell’anno o subito dopo. (ANSA).

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