Ue: bilancio 2014-2020; Pac pomo della discordia

La Politica agricola comune (Pac) è il pomo della discordia dei 27 Stati Ue nella riunione sia alla luce del Consiglio affari generali che si è aperto oggi a Bruxelles, sia in vista del Vertice dei leader europei del 22-23 novembre, di cui ad oggi non si può escludere neppure il fallimento. Al centro del contendere il taglio globale alla Pac – ma non solo – di 25 miliardi di euro (più 500 milioni per la pesca) proposti dal presidente permanente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, nell’ultima bozza sul bilancio europeo 2014-2020. Va detto che Roma, Parigi e Madrid sono in prima linea nel criticare con forza il taglio dei pagamenti diretti agli agricoltori in cui – rispetto al 2013 – l’Italia rischia di perdere 2,56 mld (a cui bisogna aggiungere i fondi per lo sviluppo rurale); la Francia 3,83 mld; la Spagna 1,87 mld. Nel caso dell’Italia la riduzione sarebbe più del doppio di quella proposta dalla Commissione europea con la riforma della Pac post 2013. A confronto la Gran Bretagna, secondo la proposta Van Rompuy, perderebbe solo 35 milioni di euro in più di quanto previsto dalla riforma. La proposta è stata fortemente contestata anche dal commissario Ue all’agricoltura Dacian Ciolos che ha detto, senza mezzi termini: “la bozza Van Rompuy va contro i nostri sforzi per rendere Pac più equa, più verde e più efficiente, ma si distingue per rallentare lo stimolo importante per la crescita e l’occupazione che l’agricoltura sta dando all’economia, rallentando ulteriormente gli investimenti e la modernizzazione del settore”. Ciolos ha poi aggiunto: “é illogico e ipocrita chiedere tagli significativi nei pagamenti diretti agli agricoltori, e nel contempo rimuovere dalla nostra proposta di porre un limite obbligatorio sui pagamenti diretti per i più ricchi, con le aziende agricole più efficienti”. In effetti, la bozza Van Rompuy, oltre a usare la ‘mannaia’ sui fondi agricoli rimette in discussione, secondo gli esperti Ue, non solo la riforma della Pac (su cui i ministri dell’agricoltura Ue stanno negoziando), ma anche l’impalcatura della stessa politica agricola comune. In base al testo infatti, gli Stati sarebbero liberi di spostare fino al 15% dei fondi Ue, dagli aiuti diretti agli agricoltori ai finanziamenti per lo sviluppo del mondo rurale, e viceversa. Insomma il premier britannico David Cameron, prima ancora di sedersi al tavolo dei 27 leader europei avrebbe già ‘incassato’ alcune vittorie: la difesa di oltre 24 miliardi di euro di aiuti diretti dell’Ue ai propri agricoltori, il mantenimento del ‘british rebate’ che resterebbe praticamente intatto (lo sconto ai contributi ottenuto da Margareth Thatcher negli anni ’80), l’eliminazione di un tetto massimo di aiuti agli agricoltori, e ‘carta’ bianca sull’utilizzo di una parte di fondi europei. (ANSA)

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