Ue – Cina: il commercio cerca intese sui dazi

barrique 2I dazi condizionano ancora pesantemente il commercio mondiale e i negoziati infiniti al riguardo testimoniano quanto sia difficile conciliare i vari interessi. Le imprese italiane hanno più di un motivo per lamentarsi. Secondo Federalimentare è di due miliardi di euro sottratti all’anno il conto delle misure protezionistiche. In allarme sono ora i viticoltori italiani, dopo l’indagine antidumping sull’export del vino Ue (che penalizzerebbe in particolare Italia e Francia) aperta dal gigante asiatico in ritorsione ai dazi imposti sui pannelli solari cinesi. La perdita da superdazi per l’export del ‘nettare di Bacco’ italiano potrebbe essere, secondo i calcoli Coldiretti, di 60 milioni di euro nel 2013. Qualche buona notizia rischiara però il panorama: dal via libera ai negoziati sul libero scambio tra Ue e Usa raggiunto venerdì scorso, l’associazione dei costruttori auto europei (Acea) stima che, togliendo dazi e vari impedimenti regolatori-burocratici, l’export europeo di auto e componenti negli States balzerà del 149% nel periodo 2017-2027. Il presidente dell’Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche (Aicig) Giuseppe Liberatore, osserva all’ANSA che “L’export nazionale verso gli Stati Uniti nel 2012 è stato pari a 2,7 miliardi di euro registrando un +9,6 rispetto al 2011. Se i negoziati dovessero portare ad un miglioramento generale delle esportazioni, sicuramente il valore aumenterebbe visto l’interesse sempre manifestato nei confronti dell’agroalimentare italiano. Vista l’attuale situazione economico commerciale nazionale, ogni svolta positiva è da perseguire con forza”. Anche i produttori di vino minacciati dalle ritorsioni cinesi trovano sollievo dalla notizia che l’ India ha proposto di abbassare al 40% i dazi doganali sull’importazione di vino, nel tentativo di sbloccare lo stallo con l’Unione europea sull’accordo di libero scambio in discussione da sei anni. Attualmente New Delhi applica una tassa di circa il 150% sui vini e alcolici stranieri. Ma la guerra commerciale con la Cina è quella che rischia maggiormente di surriscaldarsi dopo che, in risposta alla mossa cinese di aprire l’indagine antidumping sul vino europeo, La Commissione Ue ha lanciato una procedura al Wto contro i dazi del 9,7% all’11,1% imposti dalla Cina sui tubi in acciaio non saldati europei. Anche il Giappone ha presentato un reclamo contro la stessa misura, estesa pure ai tubi giapponesi. La Cina lamenta peraltro forte perdite dalle barriere commerciali a carico delle sue imprese: secondo le aziende cinesi dello Zhejiang, la provincia più dinamica di tutta la Cina e che vanta fortissimi legami con l’Italia, le barriere commerciali hanno causato tre miliardi di dollari di perdite nel 2012. E il comparto alimentare non è il solo rappresentante del Made in Italy a pagare un conto pesante ai dazi. In particolare soffrono settori di eccellenza come l’oreficeria e il calzaturiero. La filiera dell’oreficeria ha lamentato per il settore una perdita pari ad un miliardo di euro nel 2011. Quanto alle scarpe italiane, ricercate in tutto il mondo, costane veramente care ai compratori di alcuni Paesi: in Vietnam arriva dai dazi un ricarico del 38,5%, in Argentina e Brasile è del 35% e poco dietro ci sono Thailandia, Egitto, Indonesia, Cina, India, Russia ed Emirati arabi uniti. (di Cristina Latessa) (ANSA)

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