Ue: al voto in Comagri la riforma della Pac

PACLa Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo ha iniziato oggi la sessione di voto (che terminerà nella mattinata di domani) sulla riforma della politica agricola comune. Pagamenti diretti, sviluppo rurale e Ocm unica i “pilastri” al centro della seduta odierna che ha visto l’approvazione di importanti novità rispetto alla proposta del commissario Ciolos.
“Finalmente ci siamo, con il voto di oggi la Comagri ha approvato la propria controproposta sulla Pac post-2013. Da più di un anno – ha sottolineato Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo – lavoriamo con scrupolo e impegno alla definizione di modifiche sostanziali alla proposta Ciolos, con la ferma consapevolezza e con la convizione delle nuove, mutate esigenze dell’agricoltura europea alle quali dobbiamo essere in grado di rispondere. Gli emendamenti approvati rispecchiano quei criteri cardine che hanno guidato il nostro lavoro: maggiore flessibilità di applicazione delle misure, meno burocrazia e definizione di strumenti di gestione delle crisi di mercato. Un mix di obiettivi che rimettono al centro le imprese e i redditi degli agricoltori”.
Sul fronte dei nuovi pagamenti diretti, tra le novità più significative, il nuovo criterio di ripartizione delle risorse che non permetterà a nessun Stato Membro di percepire meno del 65% della media UE e che si tradurrà per l’Italia in un aumento di circa 44 milioni di euro annui a regime. In merito alla distribuzione degli aiuti all’interno degli Stati Membri, maggiore attenzione sarà dedicata a quelle aree e settori dove una riduzione degli aiuti troppo repentina potrebbe impattare negativamente sui redditi dei produttori agricoli. Ciò significa che al termine del periodo di applicazione delle nuove regole (2020) i premi non saranno ridotti di più del 30% rispetto al primo anno di applicazione (2015). Al tempo stesso, gli Stati Membri potranno adottare un proprio sistema di convergenza interna per uniformare una parte dei titoli di pagamento. Un sistema flessibile in cui la componente greening potrà essere distribuita proporzionalmente per ogni singolo agricoltore e insieme al pagamento di base. Proprio sulla componente ambientale legata ai pagamenti diretti (“greening”) si segnalano le più importanti novità. Innanzitutto, anche le aziende con certificazione ambientale, agricoltura biologica, che già rispettino pratiche agro ambientali di sviluppo rurale avranno automaticamente diritto ai “pagamenti verdi”, così come saranno esonerate anche le aziende il cui 75% della superfice è coltivata a riso. Sul versante della diversificazione delle colture, saranno esonerate le aziende con superficie inferiore ai 10 ettari, mentre per le superfici tra 10 e 30 ettari saranno previste almeno due colture e sopra i 30 ettari tre colture (la proposta della Commissione prevedeva tre colture per tutte le superfici superiori ai 3 ettari). Fondamentale poi la modifica al capitolo dell’“Ecological Focus Area” che include l’esonero sia per tutte le colture arboree (come ad esempio le produzioni mediterranee dell’olio d’oliva e degli agrumi) sia per le aziende di dimensione inferiore ai 10 ettari. Per le restanti aziende ci sarà invece l’obbligo della coltivazione del 3% della superficie ad area ecologica (la proposta della Commissione prevedeva l’obbligo del 7% per tutte le aziende).
Prevista inoltre maggiore flessibilità per gli Stati Membri con la possibilità di individuare, secondo criteri oggettivi, la figura di “agricoltore attivo”, fatto salvo una lista negativa di soggetti esclusi; incrementata poi la flessibilità tra i primi due pilastri della riforma che si tradurrà nella possibilità per gli Stati Membri di trasferire fino al 15% di fondi dal primo al secondo (la proposta Ciolos proponeva fino al 10%). Tra le altre modifiche introdotte, i piccoli agricoltori riceveranno un importo totale fino al 15% della dotazione nazionale per i pagamenti diretti (la Commissione proponeva 10%), mentre per i giovani agricoltori le eventuali risorse non spese potranno essere trasferite ai nuovi entranti. Importanti poi le novità sul sostegno accoppiato che riguarderà tutti i prodotti agricoli (con priorità ai prodotti che già hanno beneficiato del sostegno nel periodo 2010-2013) per un ammontare di risorse pari al 15% del massimale nazionale degli aiuti diretti (la proposta UE prevedeva solo alcuni prodotti beneficiari del sostegno per un ammontare di risorse pari al 5% con possibilità del 10%). Il tetto agli aiuti verso l’alto (il cosidetto “capping”), infine, prevede l’esclusione per le imprese cooperative.
Venendo alle misure di mercato, i prezzi di riferimento degli strumenti dell’intervento pubblico e dell’ammasso privato potranno essere aggiornati anche in funzione della produzione, dei costi dei fattori produttivi e delle tendenze dei mercati. L’intervento pubblico reintroduce il grano duro tra le produzioni beneficiarie, mentre l’aiuto all’ammasso privato potrà essere attivato anche in seguito a variazioni dei costi medi di produzione, a situazioni aventi un impatto significativo sui margini di profitto dei produttori, alla stagionalità della produzione in alcuni Stati Membri.
Per quanto riguarda i singoli settori, gli aiuti per l’olio d’oliva saranno indirizzati, così come previsto per l’ortofrutta, alle organizzazioni di produttori e all’interprofessione con l’inclusione di una serie di attività innovative all’interno dei programmi triennali. Le associazioni di o.p. ortofrutticole potranno finalmente gestire fondi di esercizio, attuare e presentare programmi operativi al cui interno, i prodotti trasformati potranno beneficiare della misura del ritiro dal mercato.
I programmi di sostegno nel vino si arrichiscono poi di nuove misure (ricerca e sviluppo), mentre la promozione viene estesa anche al mercato interno. Sempre sul vino, i diritti d’impianto dei vigneti saranno prorogati fino al 2030. In generale, le organizzazioni di produttori rafforzano il loro ruolo e la loro efficacia sia perché riconosciute per tutti i settori sia per le loro attività ampliate e innovate rispetto alla proposta del novembre 2011. Le stesse o.p. per essere riconosciute dovranno possedere un numero minimo di soci ed un minimo di volume produttivo commercializzabile. Sul fronte commerciale e della trasparenza, importantissima l’approvazione di un emendamneto che reintroduce l’obbligo del paese di origine in etichetta per i prodotti ortofrutticoli venduti freschi che era scomparso nelle proposte della Commissione esecutiva. Le regole approvate nel “pacchetto latte” sono estese a tutti i prodotti sia sul fronte contrattualistico sia per quanto riguarda il principio della programmazione produttiva ampliato a tutti i prodotti di qualità certificata.
“Una politica agricola capace di leggere in maniera attenta il nuovo scenario in cui l’agricoltura europea è chiamata a misurarsi, prevedendo sostegno e mezzi concreti di supporto agli agricoltori – ha concluso De Castro -, rappresenta la sfida che con questa riforma porteremo avanti. Con il voto di oggi e di domani la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo dimostrerà che questa vocazione può essere tradotta in azione concreta a supporto dell’agricoltura europea”.
La Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo domani mattina voterà il “Regolamento orizzontale sul finanziamento della politica agricola comune”. Sempre nella giornata di domani, saranno pubblicate sul sito www.paolodecastro.it tutte le principali novità introdotte a seguito delle sessioni di voto.

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