Ulivi secolari: monumenti viventi da preservare

Si è svolto a Montalbano di Fasano in provincia di Brindisi, presso la sala convegni della Società operaia di mutuo-soccorso, uno degli ultimi incontri informativi organizzati su tutto il territorio regionale dalla Cia Puglia, di concerto con l’assessorato alla Ecologia della Regione Puglia, per la divulgazione della legge regionale n. 14/2007. Obiettivo del seminario è stato quello di informare ed illustrare ai cittadini ed agli imprenditori agricoli, la legge regionale che disciplina la tutela, la manutenzione e valorizzazione di particolari piante di ulivi secolari della Puglia.
I contenuti della legge sono stati presentati dal presidente provinciale della Cia di Brindisi Luigi D’Amico, il quale ha evidenziato che insieme sia i vincoli posti dal legislatore, che le opportunità. Un esempio è dato dalla possibilità che Regione Puglia e gli enti locali, per la tutela e la manutenzione degli ulivi monumentali, possono ricorrere a convenzioni con gli imprenditori agricoli. Altro elemento di riflessione è stata la menzione speciale “olio extravergine degli ulivi secolari di Puglia” ritenuta un nuovo strumento di diversificazione del prodotto e distintività di un territorio.
Al seminario sono intervenuti il consigliere provinciale della Provincia di Brindisi Giuseppe Pace e l’assessore comunale di Fasano Nicola Mola, che hanno portato i loro contributi alla discussione, insieme a diversi altri interventi da parte dei numerosi imprenditori agricoli e cittadini presenti.
Le conclusioni sono state tracciate dal vicepresidente regionale vicario della Cia Puglia Donato Petruzzi, che è anche componente della Commissione tecnica regionale sugli ulivi monumentali.
Di seguito si riporta uno stralcio della relazione di Donato Petruzzi:
“Sicuramente la legge va migliorata e strutturata meglio, anche perché ci troviamo di fronte alla Puglia, che è la regione più olivicola di Italia con i suoi 360.000 ettari di oliveto e 60 milioni di alberi di olivo di cui almeno 5 milioni riteniamo che siano gli alberi monumentali che vanno difesi e preservati come monumenti viventi, in quanto rispondono ai requisiti previsti dalla legge per cui un tronco dell’ulivo all’altezza di un metro e trenta deve avere almeno un metro di diametro, oppure alberi con forma scultorea alveolare o cavata sempre all’altezza di un metro e trenta devono avere un diametro di almeno 70 centimetri.
È vero che nella legge sono previste agevolazioni per gli agricoltori proprietari di ulivi monumentali che dovrebbero avere priorità nei finanziamenti regionali, nazionali e comunitari con finalità di mantenimento in coltura degli ulivi monumentali. È vero anche che i produttori di olio extravergine ottenuto da ulivi monumentali potrebbero utilizzare la menzione speciale “olio extravergine degli ulivi secolari di Puglia.
Ma riteniamo che tutto questo non basta. Ci troviamo in Puglia il cui territorio è quasi completamente ricoperto di ulivi, e dove molti degli imprenditori agricoli pugliesi si trovano ad affrontare le conseguenze di questa legge nei suoi aspetti positivi ma anche negativi. Nessuno ha mai pensato e pensa di poter abbattere indiscriminatamente alberi di ulivo, anche perché essi sono parte della nostra storia, della nostra cultura, della nostra stessa vita e se questi alberi son vissuti centinaia di anni è perché gli agricoltori li hanno difesi nei secoli, coltivati, potati, trattati con rispetto, altrimenti non sarebbero arrivati fino a noi. Però c’è un problema: questo vincolo, limita nei fatti la imprenditorialità agricola. Nessun imprenditore può fare ciò che vuole nella sua azienda olivicola. Se per esempio volesse impiantare un oliveto giovane, moderno, che si adatti facilmente alla raccolta e potatura meccanica questo non si può fare perché bastano anche due o tre alberi monumentali presenti su un ettaro di terreno per bloccarne l’iniziativa. Il rinfittimento non è pratica ideale che consenta una moderna olivicoltura.
Ecco perché diventa prioritario conciliare la tutela dell’ambiente e il reddito. E di fronte al fatto che bisogna salvaguardarne comunque l’ambiente, bisogna anche tutelare il reddito. C’è un solo modo per farlo: indennizzare giustamente gli agricoltori che tutelano gli alberi secolari che fanno un servizio non solo a loro stessi ma a tutti i cittadini e all’umanità intera. La legge prevede alcuni vantaggi, come dicevamo prima, per gli agricoltori possessori di ulivi secolari, ma non basta. La Cia si è battuta per far inserire nel Piano di sviluppo rurale della Regione Puglia 2007-2013 un finanziamento per gli agricoltori che tutelano gli ulivi monumentali. La somma è, però, esigua e limitata nel tempo. Ma riteniamo, però, di avere contribuito almeno a sancire un principio che nel momento in cui c’è questo vincolo, questo vincolo deve essere ripagato. Di tutto questo, però, non può farsene carico soltanto la Regione Puglia, anche lo Stato nazionale e l’Unione europea devono farsi carico di questo.
Gli alberi pugliesi non sono solo patrimonio della Puglia ma dell’Italia, dell’Unione Europea e del mondo intero; quindi tutti devono farsene carico. Gli ulivi monumentali non ci sono solo in Puglia, ma anche in Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata, come ci sono anche nei paesi dell’Europa mediterranea, come Spagna, Grecia e Malta.
Dobbiamo, quindi, porre il problema degli ulivi secolari non solo come Puglia, ma come Italia e come Unione Europea. La nuova presidenza spagnola dell’Unione europea sta già lavorando per definire come sarà la Pac dopo il 2013, e noi dobbiamo far inserire, in questo discorso, gli ulivi secolari dell’Unione europea, interessando i nostri parlamentari europei, e in particolare il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro. Per gli ulivi secolari della Puglia e dell’Europa intera deve essere previsto un indennizzo per il mantenimento.
La Cia Puglia si batterà con tutte le sue energie affinché questo obiettivo venga raggiunto. La salvaguardia dell’ambiente è la più grande scommessa per il nostro futuro, ne va delle stessa nostra sopravvivenza. Ma allo stesso tempo va salvaguardato il reddito degli agricoltori che sono e restano, comunque, con la loro presenza sul territorio, i veri sostenitori dell’ambiente”.

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