Un anno fa la dieta mediterranea diventava patrimonio Unesco


La dieta mediterranea patrimonio dell’umanità, compie un anno. Sono infatti trascorsi 12 mesi dalla decisione dell’Unesco di inserire la dieta mediterranea nel Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Un risultato portato a casa da Nairobi il 16 novembre 2010, dopo un lungo negoziato durato oltre 4 anni condiviso con Grecia, Spagna e Marocco. Individuato negli anni Cinquanta dal nutrizionista statunitense Ancel Keys, lo stile ‘mediterraneo’ a tavola oggi viene considerato un modello ottimale di alimentazione, parte dell’identità storica e culturale del bacino Mediterraneo basato su olio d’oliva, pomodoro, pasta, frutta, verdura e vino. Un modello improntato a salubrità, qualità degli alimenti e alle peculiarità territoriali, a una tradizione millenaria, uno dei baluardi contro il rischio di obesità. Secondo gli esperti, la dieta mediterranea è talmente salutare che potrebbe essere “la dieta da seguire tutta la vita, perché è varia, appagante e facilita la digestione” dice la nutrizionista Marta Garaulet Aza dell’università della Murgia. Ben nota la sua piramide che parte dai prodotti consumati con maggior frequenza quali pane, pasta, riso, polenta e ortofrutta, ai quali segue il consumo di pesce (prodotto ittico d’eccellenza della dieta per l’89,5% degli italiani, secondo un sondaggio on line condotto dalla Federcoopesca-Confcooperative), carni bianche e rosse, uova e formaggi, oltre ad uno moderato di vino; prodotti ripartiti in 55-60% di carboidrati, entro il 30% di grassi e 10-15% di proteine. Non mancheranno i festeggiamenti del primo compleanno, a partire dal Forum Dieta Mediterranea, dedicato all’extra vergine d’oliva che si terrà ad Imperia nel week end. (ANSA).

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