Un Parco di gusto

E’ il nuovo progetto ideato e promosso dal Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona, coordinato dal Consorzio di allevatori di Bovina romagnola Il Magnifico, sostenuto da Slow Food Emilia Romagna e Slow Food Toscana in collaborazione con Legambiente regionale per ripartire dalla terra e
difendere la biodiversità attraverso i prodotti del Parco, a cominciare dalla carne pregiata della Razza bovina romagnola. Per rilanciare e aiutare l’agricoltura di piccola scala e di alta qualità e stimolare anche un turismo verde nei luoghi dove l’attività dell’uomo è un tutt’uno con la tutela dell’ambiente. Un progetto che già dal prossimo 21 maggio diventa nazionale, con la sottoscrizione di un protocollo fra Slow Food Italia, Federparchi e Legambiente Italia.
Agricoltura può fare rima con biodiversità. Il territorio collinare e montano dell’Appennino Emiliano Romagnolo, prendendo in esame i dati Istat degli ultimi due censimenti accusa una perdita di aziende
agricole che oscilla fra il 30 e il 50%. Sono in parte aziende che si accorpano, ma anche e soprattutto aziende che chiudono, e quindi territori che vengono abbandonati, culture e tradizioni che si perdono. L’esperienza di tutela della biodiversità agricola che si deve promuovere attraverso le aree protette e,
specialmente, nei territori montani, si concentra su due importanti punti di vista; il riappropriarsi di una identità imprenditoriale da parte degli agricoltori, concentrando ogni sforzo nel mantenimento in azienda del valore aggiunto derivato dalla trasformazione e commercializzazione del prodotto, e il sostegno delle aziende al mantenimento del proprio patrimonio aziendale comprensivo di quelle attività agricole tradizionali non più sostenibili in una economia di mercato fallimentare come quella attuale.
L’esperienza dei Presìdi Slow Food
Relativamente al settore zootecnico gli sforzi vanno concentrati sul
mantenimento della zootecnia estensiva. Questa tradizionale forma di
allevamento bovino, che nel territorio forlivese si esprime principalmente
attraverso la razza Bovina Romagnola, che prevede l’utilizzo dei pascoli per
almeno sei mesi all’anno e il ricovero in azienda per il restante periodo,
combinano la corretta gestione del territorio attraverso il controllo dei carichi
sui pascoli, alla produzione di carni di assoluto pregio che proprio per la loro
particolare regolamentazione produttiva, e per le elevate qualità organolettiche
e sensoriali espresse mirano a spuntare prezzi maggiormente competitivi sul
mercato locale e nazionale. Stessa cosa vale per gli altri prodotti aziendale
(raviggiolo, carne di mora romagnola, pera cocomerina, razza Bianca
Reggiano) un complesso di prodotti che Slow Food, attraverso una sua grande
e storica intuizione, ha tutelato e comunicato attraverso il progetto dei Presidi.
L’esempio della Bovina Romagnola
Gli enti locali hanno svolto, e devono continuare a svolgere, un grande lavoro
di sensibilizzazione sulle imprese agricole che, partendo dalla Romagnola, ha
portato alla costituzione di un Consorzio di produttori che si sono dati quale
obiettivo quello di iniziare a trasformare le proprie aziende da puro ristallo
(allevamento di vitelli fino a sei mesi di età per poi venderli a terzi esterni al
territorio d’origine che provvedono all’ingrasso e alla commercializzazione) a
ciclo chiuso dove, l’allevatore, provvede a far si che parte della propria mandria
compia l’intero ciclo produttivo sul territorio d’origine fino ad una
commercializzazione diretta del prodotto finito. Questo processo riorganizzativo
ha inoltre portato a concentrare gli sforzi degli Enti locali a scommettere sul
mantenimento dei macelli pubblici a capacità limitata attraverso un loro
ammodernamento al fine di rispondere ai recenti aggiornamenti legislativi,
investimenti impossibili da sostenere dal singolo allevatore, fino a dotare gli
stessi di strutture collettive idonee alla trasformazione della materia prima
ottenuta
Da anni il parco che preserva le Foreste casentinesi e Slow Food attraverso il
progetto dei Presìdi si impegnano per la tutela della biodiversità agricola.
L’esperienza della Razza bovina romagnola è significativa. L’allevamento di
questa razza prevede l’utilizzo dei pascoli per almeno sei mesi all’anno e il
ricovero in azienda per il resto dell’anno, si combina così la corretta gestione
del territorio attraverso il controllo dei carichi sui pascoli, alla produzione di
carni di pregio che proprio per la particolare regolamentazione produttiva,
acquistano qualità organolettiche e sensoriali superiori.
Un parco di gusto
Il progetto amplia gli orizzonti appena nato e diventa nazionale, coinvolgendo
Federparchi e per ora due regioni, Emilia Romagna e Toscana dove Slow Food
intende rilanciare e dare forza alla rete dei Presìdi creata da Slow Food stessa.
Per far conoscere la Bovina romagnola prodotta dal Consorzio Il Magnifico, gli
altri prodotti tradizionali del Parco e il Parco stesso, Slow Food Emilia Romagna
organizza per i soci Slow Food delle condotte regionali e di Legambiente una
serie di iniziative che coinvolgeranno oltre alle Condotte Slow Food delle due
regioni nei prossimi mesi, i ristoratori, i Gruppi di acquisto, per illustrare le
attività e i prodotti del Consorzio, aiutando così il mantenimento della sua
attività legate al Presidio della Bovina Romagnola.

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