Un piano per il rilancio del settore suinicolo. La proposta di Confagricoltura

Un piano articolato di rilancio per il settore suinicolo, per farlo uscire dalla crisi strutturale in cui si trova da diversi anni, e che in questo periodo è ancor più acuta a causa dell’instabilità delle quotazioni e dei flussi commerciali europei dopo l’allarme diossina in Germania. Lo ha predisposto Confagricoltura che lo ha inviato oggi all’attenzione del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan.
Il progetto – spiega il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni – prevede una serie di proposte di intervento per fronteggiare l’emergenza e per superare la crisi strutturale.
Le proposte di Confagricoltura attengono, per quanto riguarda l’emergenza, a credito, riduzione costi, biosicurezze, tracciabilità, riduzione del costo del lavoro, semplificazione, riprogrammazione produttiva; per quanto riguarda gli interventi strutturali a miglioramento genetico, ricerca, diversificazione produttiva, organizzazione dell’offerta e promozione.
“Il settore suinicolo nazionale è una realtà di primaria importanza – ricorda il presidente di Confagricoltura – con una filiera che dà occupazione a 70 mila addetti e 10 milioni di capi allevati. Il fatturato complessivo di tutta la filiera è di circa 8 miliardi di euro e le esportazioni ammontano a 900 milioni di euro”.
“La situazione in cui si trova la suinicoltura nazionale è drammatica, resa ancor più grave dalle vicende tedesche – prosegue Vecchioni -. Arrivano nel nostro Paese suini con quotazione di oltre il 35% inferiori della media degli ultimi mesi; con suini pesanti tedeschi offerti sotto l’euro il Kg e lattoni olandesi a ben 10 euro a capo, che fanno crollare ancor più le quotazioni del made in Italy».
Le notizie che giungono oggi da Bruxelles (relative all’ ammasso privato ed al sistema di allerta rapido contro la diossina) fanno comprendere – ad avviso di Confagricoltura – che la Commissione ed il Consiglio Agricolo si stanno rendendo conto della situazione di estrema difficoltà in cui si trova il settore”.
Conclude Federico Vecchioni: “Bisogna attivare però anche in Italia i processi di riorganizzazione produttiva che le altre suinicolture europee, ancorché in difficoltà, hanno avviato e che già stanno dando risultati”.

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