Un virus uccide i salmoni del Cile e vola il prezzo mondiale


Se continua questo trend, avere in tavola il salmone il prossimo Natale potrebbe essere un lusso: la moria di pesci causata da un virus che ha decimato gli allevamenti cileni sta provocando un aumento incontrollato dei prezzi in tutto il mondo, e anche se il problema non riguarda la salute in Italia potrebbe ‘infettare’ rapidamente i nostri portafogli. A colpire i numerosi allevamenti del Paese sudamericano e’ un virus che colpisce i globuli rossi dei pesci, uccidendoli per anemia. Anche se letale per il salmone atlantico questa malattia no ha alcun effetto sull’uomo: ”se si mangia un pesce colpito dalla malattia non si corre pericolo – conferma Giuseppe Bovo, responsabile del Centro di Referenza Nazionale per l’ittiopatologia di Padova -, persino nel caso che venga consumato crudo. La patologia e’ ben nota fin dal 1987 e ha colpito soprattutto gli allevamenti cileni perche’ li’ non ci sono adeguati controlli e pratiche sanitarie che invece sono applicate dagli altri grandi paesi produttori come la Norvegia”. Secondo quanto riporta il Financial Times, la produzione cilena e’ crollata del 75% in due anni, passando dalle 400mila tonnellate del 2008 alle 90mila previste per quest’anno, con una perdita di almeno 5mila posti di lavoro. Il calo dovrebbe continuare l’anno prossimo, mentre una prima timida inversione di tendenza si potrebbe avere solo nel 2012. Ad approfittare della situazione sembrano essere gli altri grandi produttori mondiali, con in testa la Norvegia, che gia’ detiene il primato nella produzione. Dall’inizio dell’anno il prezzo del salmone atlantico norvegese e’ salito del 20% a 4,6 euro, e il trend in ascesa non sembra fermarsi. ”In realta’ il salmone cileno e’ destinato ai mercati del nord America e del Giappone, mentre da noi arriva soltanto quello norvegese – continua l’esperto – ma le speculazioni fanno si’ che il prezzo si alzi in tutto il mondo. In Italia invece non ci sono allevamenti di questi pesci, perche’ hanno bisogno di acqua molto fredda: c’e’ stato solo un tentativo a Venezia qualche anno fa ma d’estate i salmoni sono tutti morti”. La Norvegia sta cercando di approfittare del momento per aumentare la propria produzione, e gli analisti si aspettano che la quota di mercato mondiale passi dal 50 al 70% entro la fine dell’anno. Anche Canada e Gran Bretagna stanno aumentando le produzioni, anche se non riusciranno a coprire totalmente la perdita produttiva sudamericana. In Cile gli allevamenti sono sotto accusa anche da parte degli ambientalisti, secondo cui le gabbie in cui vengono tenuti i pesci sono sovraffollate e vengono usati troppi prodotti chimici.(ANSA).

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