Una brutta annata per l’uva Italia di Canicattì


Rimarranno sulle piante i grappoli della famosa uva Italia prodotta nelle zona di Canicattì. Quella di quest’anno sembrava una annata buona per uno dei prodotti ad indicazione geografica protetta più ricercati e di eccellenza. Purtroppo giunti a metà stagione, cioè in questi giorni, è accaduto quello che nessuno avrebbe potuto immaginare. Tutta colpa della nebbia, la chiamano così in gergo i viticoltori, che fa sparire alla vista le piantagioni e quando l’uva rimane immersa nei fitti banchi, succede che la condensa (e forse anche un fungo) portano gli acini a marcire. “E’ come se l’uva raggiungesse la marcescenza prima del previsto – spiega Marsello Lo Sardo, titolare di una azienda di produzione di Canicattì -. Secondo i nostri calcoli, data la stagione calda che ci ha aiutato molto, quest’anno avevamo previsto di potere commercializzare la nostra uva addirittura fino a dicembre. Invece, siamo costretti a fermarci adesso e lasciare il prodotto sulle piante. Abbiamo cercato di salvare il salvabile ma ci siamo illusi, i grossi compratori non vogliono uva che non sia integra in tutte le sue parti pena, un abbassamento del prezzo tale che fa diventare antieconomico la commercializzazione”. L’area interessata dal problema è molto vasta, 24 comuni al confine fra le provincie di Agrigento e Caltanissetta, oltre diecimila quintali di uva lasciata a marcire sulle piante e 40 giorni di lavoro perso da migliaia di lavoratori che saranno costretti a rimanere a casa. “La cosa tragica, – dice Antonio Di Grigoli, presidente del consorzio tutela e promozione uva da tavola – è che non possiamo usufruire neanche della legge 102 perché questa legge interessa i produttori e non i commercianti quindi, noi siamo tagliati fuori da qualsiasi aiuto di tipo regionale o comunitario. Certo, adesso avremmo bisogno di potere spiegare le nostre ragioni ed ottenere una forma di aiuto e proprio per questo, abbiamo chiesto di poterci confrontare con il neo assessore regionale all’agricoltura. Non parlo solamente a nome degli iscritti al nostro consorzio ma di tutti i produttori del circondario; l’uva Italia ha dato tantissimo a questo territorio e già da molti anni esiste un indotto importante che coinvolge commercianti e produttori ma ora, c’è assolutamente bisogno di un aiuto tangibile”.

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