Lav: no alle uova di batteria


Sono fuorvianti e ambigue le etichette su molte confezioni di uova di galline allevate in gabbia. Lo afferma la Lav-Lega antivivisezione, dopo aver svolto un’indagine presso i supermercati delle principali citta’ italiane ed esprimendo il timore che la mancanza di trasparenza possa frenare la direttiva Ue che mettera’ al bando dal 2012 le gabbie di batteria.
Per questo la Lav, nel sottolineare che ”le uova non sono tutte uguali”, e i supermarket dovrebbero favorire il consumo di quelle provenienti da allevamenti attenti al benessere degli animali, annuncia che presentera’ un nuovo ricorso all’Antitrust.
Ma sara’ anche favorita una maggiore consapevolezza della ‘buona etichettatura’ presso i consumatori, attraverso la distribuzione – sabato e domenica prossimi in 350 piazze d’Italia – di una nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova.
”I consumatori di uova rischiano ogni giorno di essere ingannati da scritte fuorvianti – osserva Robero Bennati, vicepresidente della Lav -, o da immagini bucoliche non corrispondenti ala realta’ dell’allevamento intensivo nelle gabbie di batteria. Sollecitiamo quindi il ministero delle politiche agricole a perseguire una politica di maggior rigore e a farsi promotore di un’azione normativa integrata, al fine di garantire un’etichettatura delle uova aderente alla realta’ della produzione e del sistema di allevamento delle galline, nel rispetto delle scelte e della volonta’ dei cittadini”.
La Lav sottolinea che l’allevamento in gabbia in Italia riguarda ancora l’80% delle galline (68% nell’Ue). In ogni caso, rileva la Lav, dal 2002 al 2008 gli allevamenti di galline ‘a terra’, ‘all’aperto’ e ‘bio’ in Italia sono cresciuti come numero di galline allevate (+400% per l’allevamento all’aperto; +238% allevamento bio), a fronte di una lenta flessione del sistema in gabbia (-21%) che domina il mercato con 39,5 milioni di galline. La maggior parte dei consumatori – conclude la Lav – ha chiaramente espresso la volonta’ e la disponibilita’ a sostenere una spesa maggiore per l’acquisto di uova se tale spesa permnette di garantire un miglior benessere alle galline.
Secondo un’indagine Eurobarometro, il 25% dei cittadini sarebbe disposto a sostenere un aumento dei prezzi delle uova del 5%, il 21% di loro e’ disposto a sostenere un aumento del 10%, e l’11% accetterebbe un aumento dei prezzi del 25%. (fonte Ansa)

Un Commento in “Lav: no alle uova di batteria”

  • mariagrazia bruschi scritto il 11 marzo 2010 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 23:29

    Il costo delle uova è troppo basso per garantirne la qualità. La gente si lamenta sempre dei prezzi alti ma se si pensa che con meno di 2 Euro si acquistano 6 uova che possono costituire un pasto nutriente e completo per almeno 3 persone ecco dimostrato che, dopo il latte, le uova rappresentano l’alimento più economico che esista. Inoltre sono versatili, si possono cucinare in molti modi e piacciono a tutti. Non dimentichiamo che dietro l’uovo c’è anche molto lavoro giornaliero che non conosce pause neppure nei giorni di festa (così come per il latte). E allora spendiamo qualche centesimo in più ed incentiviamo la qualità del cibo sano e genuino favorendo chi con sacrifici e lavoro duro contribuisce al nostro sano nutrimento.

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