Vecchioni alla Fiera di Cremona: cruciale rilanciare filiera del latte e suinicoltora

«Per l’allevamento bovino da latte e la suinicoltura siamo ad un crocevia di evoluzione dei mercati e di scelte di politica economica», questa la sintesi del quadro illustrato dal presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, nel suo intervento a Cremona, in occasione della Fiera del bovino da latte ed Italpig.
«Nel settore del latte le imprese stanno lentamente risalendo la china dopo la dura crisi degli ultimi anni, che non si può dire comunque conclusa, ma restano tutte le incognite sul futuro del regime delle quote, o meglio, della sua applicazione in Italia», ha spiegato Vecchioni, ed ha proseguito: «Non sono consentite ulteriori furbizie ed ulteriori richieste di vantaggi che mortificherebbero la stragrande maggioranza dei produttori che hanno operato nel rispetto della legge e delle norme. E’ sicuramente possibile cercare e proporre soluzioni economicamente sostenibili, nel più assoluto rispetto delle regole e dei diritti».
Per quanto riguarda gli “splafonatori” ha detto: «Occorre ulteriormente assicurare, a chi lo voglia, la possibilità di regolarizzare la propria posizione. Ci sono le condizioni per chiudere per sempre una partita che tanto è costata e tuttora costa all’Italia, in termini economici e di credibilità politica. Occorre che gli allevatori responsabili dei surplus produttivi manifestino, prima di sollecitare nuove attenzioni alle proprie istanze, la concreta volontà di regolarizzare la loro posizione».
«Nessuno può auspicare la chiusura di aziende o di stalle ma – ha osservato ancora il presidente di Confagricoltura – non è nemmeno ipotizzabile che, a distanza di anni e di ripetute pronunce dell’autorità giudiziaria, ci sia ancora adesso qualcuno che si ostini a promettere, ed altri a sollecitare, percorsi inaccettabili».
«Ci si può compiacere che nell’ultima campagna non sia stato superato, per la prima volta, il limite di produzione imposto dalla Ue – ha ammesso il presidente di Confagricoltura – ma le consegne di latte negli ultimi anni sono indubitabilmente calate e, nonostante l’aumento anticipato di quota concesso all’Italia con la revisione della Pac, abbiamo ridotto la produzione nazionale. In ogni caso però – ha ricordato – mentre la domanda di prodotti lattiero-caseari, compresa quella estera, è in ripresa e le quotazioni si vanno tonificando, i conti degli allevamenti faticano a tornare, specie a causa degli incrementi dei costi di produzione. E, dopo l’impennata dei prezzi dei cereali tra luglio ed ottobre, c’è l’incognita di un rincaro dei mangimi, che potrebbe penalizzare ancora i redditi dei produttori».
Ma altre ripercussioni a carico degli allevamenti si delineano nel futuro scenario della Pac “post 2013” che potrebbe rivoluzionare nel giro di qualche anno il sistema del disaccoppiamento e le novità in materia di interventi di mercato.
«Confagricoltura – ha assicurato Vecchioni – è già attrezzata per intervenire su questi dossier in maniera da evitare ogni possibile contraccolpo a carico della nostra zootecnia e del nostro potenziale produttivo e per migliorare le possibilità di intervenire sui mercati a vantaggio degli allevatori. Così come sta già operando con l’articolato progetto confederale ‘Futuro Fertile’ per migliorare la redditività di tutte le imprese agricole».
«Questi problemi – ha ancora ricordato il presidente di Confagricoltura – riguardano anche il comparto suinicolo: resta tutta la preoccupazione per un andamento di mercato negativo e il rischio che sui redditi si abbattano i rincari della mangimistica conseguenti alle fiammate estive delle quotazioni cerealicole. Inoltre i costi di produzione degli allevamenti suinicoli italiani sono strutturalmente più elevati di quelli dei principali competitor e questo espone i nostri operatori ad una forte concorrenza internazionale che andrebbe invece contrastata. Questo può avvenire – ha concluso il presidente di Confagricoltura – con una robusta iniezione di innovazione, ad esempio nel campo della genetica applicata alle produzioni di qualità, ed impegnandosi nella ricerca di nuovi mercati, ma anche con la diversificazione, come la produzione di energia rinnovabile, che si può ben coniugare alla riduzione dei costi ed all’ottimizzazione dei bilanci aziendali».

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