Vecchioni: norme più semplici per aumentare la produttività

Con la presentazione, nel marzo scorso al Forum di Taormina, del “Progetto politico-economico per la competitività e la modernizzazione delle imprese agricole italiane”, più sinteticamente indicato come “Futuro Fertile”, Confagricoltura ha messo in campo il meglio della sua capacità di proporre e rendere operative le sue proposte. La parte economica del progetto – quella di costituire una commerciale nazionale per ottimizzare costi, produzione e distribuzione nella filiera agroindustriale italiana – ha acceso i motori in contemporanea con l’annuncio della sua nascita. Quella politica, disegnata nelle sue grandi linee diventa ora circostanziata, partendo dal tema comune della semplificazione. E’ chiaro che l’obiettivo di sostenere e promuovere l’evoluzione dell’agricoltura italiana e, con essa, una riorganizzazione dell’intero sistema agroindustriale, non può prescindere da una profonda rivisitazione della normativa nazionale di riferimento, che appare fortemente condizionata da troppe e troppo pesanti sovrapposizioni. Quello che Confagricoltura ha composto e propone è un disegno organico di diverse articolazioni legislative legate tra loro e finalizzate a formare un “unicum” progettuale da cui possa nascere quella normativa “di contesto” indispensabile per ristrutturare il settore.
Quei decreti-legge, identificati dal Presidente della Repubblica come fonte di forti distorsioni negli equilibri istituzionali hanno una ponderosa presenza in agricoltura. Così questo indirizzo di proposte potrebbe, parafrasando il celebre motto aristotelico, essere intitolato “primum semplificare”, poiché tutto inizia da questa tessera fondamentale di un mosaico che comprende riordino fondiario, lavoro e previdenza, rapporto con il mercato, ambiente e agro energie, credito, infrastrutture, normative di dettaglio o specifiche. E tutto questo può essere fatto praticamente a costo zero per la finanza pubblica.
Le poche norme soggette a copertura presentano una proporzione costi-benefici tale da rendere evidente la positività dell’onere relativo in termini di maggiori ritorni produttivi e competitivi non solo per il settore ma per l’intera economia.
Le proposte individuate, se attuate, concorrerebbero a garantire un tessuto legislativo a reale supporto delle attività di impresa raccogliendo precise e puntuali istanze provenienti dagli agricoltori e traducendo le stesse istanze in disposizioni di legge.
Le proposte hanno valenza di prospettiva: non si limitano a tamponare le carenze della legislazione vigente ma creano le condizioni per futuri positivi adattamenti del quadro normativo ad una realtà produttiva dinamica in continua evoluzione.
Un’ultima considerazione attiene alla facilità di “gestione” della gran parte delle proposte che, non toccando interessi particolari, si muovono nell’intento di offrire a Governo e Parlamento temi di agevole dibattito.
In proposito non sono pochi gli argomenti di cui le Camere potrebbero occuparsi con rapidità ed efficacia, temi peraltro già evidenziati in numerose audizioni promosse dalle Commissioni competenti.
Questo contributo, articolato con intento costruttivo, getta anche le basi per riprendere e rafforzare un metodo collaborativo che veda le Rappresentanze portatrici di interessi legittimi quali reali e concreti interpreti verso il decisore pubblico delle istanze settoriali del corpo sociale.
In tale contesto le “61 proposte per l’agricoltura italiana” si pongono anche come strumento di attiva partecipazione istituzionale, ripristinando quel clima di collaborazione e di dialogo che è precondizione per la stabilità e lo sviluppo dell’economia del Paese.

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