Vecchioni sugli integratori in etichetta “Non trasformare alimenti in medicina”

“Guai a trasformare un prodotto alimentare in una medicina”, l’avvertimento viene dal presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, nel suo intervento al XIII Congresso Nazionale dei dottori agronomi e forestali. Perché, mentre certamente l’indicazione in etichetta dell’origine della materia prima agricola e della presenza o meno di allergeni possono aiutare il consumatore nelle sue scelte, ci sono altri aspetti che preoccupano: “In questi anni stiamo assistendo ad un proliferare di messaggi che rischiano di non produrre effetti positivi – spiega Vecchioni – e, ferma restando la necessità di adeguamenti normativi a livello europeo e nazionale dell’etichettatura dei prodotti agroalimentari, per dare sempre maggiori informazioni al consumatore guai a quelle etichette che dichiarando la presenza di sostanze utili per l’organismo, aggiunte a prodotti che ne sono stati precedentemente privati, fanno intendere la loro bontà”.
“Questi prodotti – prosegue il presidente di Confagricoltura – partono da materie prime di qualità molto bassa, e vengono corrette con altre sostanze per poter essere commercializzati a prezzi più alti. Un esempio per tutti sono i prodotti cosiddetti light. Tutto ciò mortifica la qualità delle produzioni agricole italiane e l’impegno profuso dagli imprenditori per mantenerle tali”.
Una situazione ancor più mortificante se si pensa che nei dieci anni di vita del Libro Bianco sulla sicurezza alimentare pubblicato dalla Commissione Europea nel 2000 le imprese agricole italiane hanno risposto in modo esemplare al nuovo quadro normativo, divenendo il settore produttivo con le minori percentuali d’infrazioni per la sicurezza alimentare.
Per quanto riguarda la sicurezza igienico-sanitaria, secondo il rapporto annuale del ministero della Salute, le aziende agricole irregolari sono calate dal 4,7% del 2008 al 2,6% del 2009, un dato che conferma il trend in discesa degli ultimi nove anni per il settore (nel 2000 le aziende non regolari erano il 7,3%).
Anche l’impegno per la riduzione e il corretto uso dei fitofarmaci, che permette di avere prodotti sempre più “puliti”, rispettosi dell’ambiente ed economicamente sostenibili ha dato risultati molto positivi. Nel 2009 la percentuale di campioni che presentavano limiti di residui superiori alla soglia di legge è stato solamente dello 0,8%, contro l’ 1,1% del 2008. In altre parole più del 99% della frutta e degli ortaggi prodotti oggi in Italia sono in totale sintonia con la legislazione vigente, mentre la media europea di campioni irregolari nel 2009 si è attestata al 3,2%.
“Eppure – commenta Vecchioni – c’è chi ancora cerca di dimostrare il contrario, parlando di pesticidi nel piatto! Non possiamo più tollerarlo. Gli adempimenti burocratici che gli imprenditori agricoli quotidianamente eseguono a loro spese garantiscono la sicurezza agroalimentare in Italia e non si possono chiedere ulteriori impegni economici alle nostre aziende, con balzelli come quelli imposti dal D.lgs. 194/08 sui controlli alimentari. Il tema dei controlli è fondamentale, ma quel che temiamo è che vengano praticati doppi o tripli controlli sulle stesse aziende”.
“La questione dei doppi controlli – conclude il presidente di Confagricoltura – la ritroviamo anche nelle produzioni DOP e IGP di agricoltura biologica, controllate da enti riconosciuti secondo norme, procedure e accordi condivisi a livello internazionale. Il ruolo dello Stato è quello di vigilare che norme e accordi siano applicati, e non quello d’interpretarli in modo più restrittivo, perché politiche restrittive e fiscali in materia spesso hanno causato gravi conseguenze di competitività per il sistema agroalimentare nazionale. Penso ai costi di talune certificazioni, che spesso non sono più ammortizzabili proprio per vincoli richiesti solo in Italia. Tutti problemi che stiamo affrontando con specifiche proposte di semplificazione inserite nel progetto ‘Futuro Fertile’ di Confagricoltura”.

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