Vendemmia 2017: Confagri E-R, grave calo produttivo; criticità per la viticoltura di collina


Si è salvato chi ha ripristinato il lago artificiale di proprietà dotando d’impianto irriguo il vigneto mentre i pozzi a fine luglio erano già prosciugati. «A soffrire di più della siccità e delle alte temperature, con scarsa o quasi nulla escursione termica, è soprattutto la viticoltura di collina laddove c’è il serio rischio che scompaiano le vigne nel giro di pochi anni: non è possibile effettuare irrigazione di soccorso; mancano bacini e l’accesso a nuove fonti d’acqua. Chiediamo alle Istituzioni – dichiara il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Gianni Tosi – incentivi per la realizzazione di invasi aziendali e non solo consortili, in attesa che venga definito un piano irriguo di medio-lungo termine».

Quest’anno la vendemmia è anticipata anche per contenere l’aumento della gradazione alcolica, accelerata dai picchi di caldo torrido. Si comincia, in Emilia-Romagna, intorno al 7 di agosto con le uve bianche per le basi di spumante (Chardonnay, Sauvignon Blanc e Pinot). Seguono l’Ortrugo, la Malvasia e il Pignoletto, quindi l’Albana e il Trebbiano in Romagna. A fine mese si procederà con i vini rossi (Lambrusco, Merlot, Gutturnio e infine Sangiovese e Cabernet). «Preoccupano le prime stime dei produttori che – osserva il presidente regionale di Confagricoltura – prevedono un calo di produzione anche del 20-30% per i bianchi e del 10-15% per i rossi, accompagnata da una bassa resa in cantina, nonostante ci si aspetti comunque un elevato standard qualitativo delle uve».

Il vino rappresenta l’8,3% della PLV agricola dell’Emilia-Romagna, cioè in valore oltre 315 milioni di euro nel 2016. La produzione di uve ha registrato 9.275.726 kg, in crescita rispetto all’anno precedente, su una superficie raccolta di circa 48.700 ettari. L’Emilia Romagna vanta 18 vini Doc, 9 Igt e 2 Docg (Albana di Romagna e Pignoletto classico dei Colli bolognesi). Il 2016 ha segnato, inoltre, un leggero aumento della percentuale di uve destinate alla produzione di vini Doc e Docg, attestandosi rispettivamente al 22,1% e al 0,5% (fonte Rapporto Agroalimentare dell’Emilia-Romagna 2016).

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