Venerdì di pesce in una tavola su due, ma calo del 13%

pescheriaLa tradizione della cena di pesce il Venerdì Santo resiste per quasi un italiano su due (47%). Al tempo stesso, rispetto al 2012, in tanti (13%) rinunciano anche per motivi economici. E’ quanto emerge da un sondaggio on line della Coldiretti. Il 41% mangerà come gli altri giorni mentre il 12% si manterrà leggero o addirittura a digiuno. Il pesce comprato per la ricorrenza raggiungerà, secondo la Coldiretti, 20 milioni di chili e 250 milioni di euro. La tendenza alla sobrietà continuerà fino a Pasqua quando, secondo la Coldiretti, la spesa calerà del 10% fino a 1,1 miliardi. Per il Venerdì Santo sarà scelto soprattutto il pesce “povero”, dalle alici alle sardine fino agli sgombri. In tavola trionferanno i piatti della tradizione come la pasta con le sarde in Sicilia, le zuppe, le alici scottadito o in saor, tipiche del Veneto, le seppie con i piselli, le uova col tonno o gli spaghetti al ragù di mare. Sono ricette locali che resistono in un periodo di calo dei consumi domestici di pesce. Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea, sono diminuiti dell’1,5% nel 2012. In calo, soprattutto, gli acquisti di pesce fresco, scesi del 3%. Giù, in particolare, alici (-9,9%), calamari (-8%) e vongole. Crescono, invece, i prodotti ittici conservati (+1%) e surgelati (+1,5%). I consigli di Coldiretti per acquisti di qualità al giusto prezzo sono di comperare direttamente dal pescatore e verificare l’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca (il Mediterraneo corrisponde alla ‘zona Fao 37’). Il pesce fresco si riconosce dalla consistenza soda ed elastica, dalle branchie umide e rosse o rosate, dagli occhi non secchi o opachi e dall’odore che non deve essere forte e sgradevole. Evitare i pesci mutilati della testa e delle pinne. (ANSA)

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