Veneto: batteriosi kiwi, vietati nuovi impianti


La Giunta veneta ha vietato fino al 31 dicembre 2012 nuovi impianti di actinidia nell’intero territorio regionale. Obiettivo della drastica misura è di prevenire e contenere il diffondersi del cancro batterico del Kiwi, i cui attacchi distruggono le piante e per il quale al momento non si conoscono fitofarmaci per prevenirlo e combatterlo. La decisione è stata adottata in applicazione del decreto ministeriale del febbraio scorso relativo alle azioni di emergenza per la prevenzione, il controllo o l’eradicazione della batteriosi dell’actinidia causata da Pseudomonas syringae pv. Actinidiae. “Il divieto di nuovi impianti – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – è finalizzato ad impedire la messa a dimora di materiale vivaistico che non abbia sufficienti garanzie fitosanitarie”. In Veneto la coltivazione del Kiwi è praticata su oltre 3.200 ettari, per una produzione media annuale di 76 mila tonnellate di frutta con un valore alla produzione di oltre 40 milioni di euro. Lo Pseudomonas syringae pv. Actinidiae ha fatto la sua comparsa nel territorio regionale durante il 2010 e i suoi attacchi provocano un deperimento delle parti colpite e la successiva morte della pianta. A rendere il batterio estremamente pericoloso è la facilità con la quale si diffonde nell’ambiente in maniera epidemica mentre, in base all’attuale stato delle conoscenze scientifiche, non vi sono metodi di difesa attiva per contrastarlo e per prevenirne i danni. Fino ad ora si è intervenuti con la distruzione dei frutteti colpiti, per la quale agli imprenditori agricoli interessati vengono corrisposti contributi finanziari. Nel contempo, l’Unità regionale Per i Servizi Fitosanitari ha avviato un monitoraggio sistematico dei campi di produzione vivaistica e un’indagine a campione dei frutteti di actinidia, per accertare la presenza dell’agente patogeno.

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