Vernocchi (Fedagri): ennesima beffa sulla frutta estiva

“Alla vigilia delle decisioni finali sulle nuove misure di prevenzione e gestione delle crisi, annunciate pochi mesi fa in grande stile dal Commissario Europeo all’Agricoltura Ciolos, le informazioni che ci giungono da alcuni confronti con la Direzione Generale Agricoltura sono a dir poco preoccupanti. Non è stato infatti apportato alcun miglioramento dei valori delle indennità di ritiro rispetto alla proposta presentata in Comitato di gestione dalla Commissione”. Lo denuncia Davide Vernocchi, Presidente del Settore ortofrutticolo di Fedagri-Confcooperative.
Per le indennità di ritiro dei prodotti (ossia l’importo che viene riconosciuto ai produttori per i quantititativi di prodotto che vengono tolti dal mercato per esser destinati alla beneficenza) si stanno prospettando incrementi diversificati dal 422 % al 28% che tuttavia, spiega Vernocchi, “non sono stati in alcun modo correlati ai costi di produzione, né all’aiuto della precedente campagna. La beffa, se così si può definire, è che la Commissione sta per innalzare le indennità di ritiro di molti prodotti che storicamente non hanno inciso sul bilancio degli interventi e che difficilmente troveranno quindi una concreta applicazione, ottenendo così l’ennesimo risparmio del bilancio agricolo. Non è stato però adeguato il massimale delle pesche e nettarine, che negli ultimi anni hanno sofferto molto della crisi”.
“Apprezziamo molto il lavoro svolto finora dal nostro Ministero nel migliorare la proposta, con un ruolo di capofila rispetto ad altri importanti Paesi Produttori – secondo Mirco Zanotti, Responsabile ortofrutta di Legacoop Agroalimentare – ma temiamo che tutto ciò non sia sufficiente. La Commissione, coprendosi dietro argomentazioni formali e di bilancio pretestuose, metodi poco trasparenti ed il solito fronte contrario dei Paesi del Nord-europa, sta ancora una volta perdendo l’occasione di dare una seria risposta ai produttori. Complice anche la tecnocrazia dei servizi comunitari, riscontriamo una totale insensibilità nei confronti dei problemi sollevati da anni dall’agricoltura e dalla cooperazione europea che hanno sollecitato a più riprese, insieme al Parlamento Europeo, la necessità di dare risposte-ponte concrete, in attesa della riforma PAC del settore. Il Regolamento della Commissione rischia di entrare in vigore a campagna ormai iniziata, creando ulteriori discriminazioni tra produttori e Paesi.”
Vale la pena ricordare che, secondo le statistiche della Commissione, il settore ortofrutticolo europeo incide sulla PLV agricola per il 28% e per il 40% sul totale dell’occupazione agricola. Ottiene dalla UE solo l’1,3% dei fondi della PAC.

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