Vespa cinese del castagno,antagonista in campo

Sono trascorsi quattro anni dalla prima segnalazione in Emilia-Romagna della vespa cinese del castagno. In questi quattro anni nei castagneti della regione l’insetto ha potuto diffondersi e proliferare, grazie all’assenza di nemici naturali in grado di contenere il suo sviluppo. Questa situazione di iniziale vantaggio per la vespa cinese non durerà però ancora a lungo. La Regione, con la collaborazione delle Comunità montane, dei consorzi dei castanicoltori e dei singoli produttori, sta attuando una serie di azioni e programmi mirati per contenere l’avanzata del cinipede e contrastarne i danni. Prima tra tutte, l’introduzione graduale nei castagneti del parassitoide Torymus sinesis, un piccolo insetto di origine asiatica che attacca le larve della vespa cinese e ne arresta lo sviluppo. L’obiettivo è quello di ottenere una progressiva riduzione delle popolazioni di vespa cinese e salvaguardare la produttività degli impianti.
“La strada che stiamo percorrendo – ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni – è quella della lotta biologica, in linea con un protocollo messo a punto a livello nazionale dall’Università di Torino. Dovremo attendere sicuramente qualche anno per vedere i primi risultati, ma le esperienze di altri Paesi e i dati che stiamo raccogliendo ci inducono ad essere ottimisti”. I primi lanci di Torymus in Emilia-Romagna sono iniziati l’anno scorso in via sperimentale in alcuni impianti di castagno infestati dal cinipede. Quest’anno, a fine aprile, sono state effettuate altre nuove introduzioni del parassitoide in dodici punti diversi del territorio regionale, da Parma a Rimini. Le aree sono state scelte in modo da distribuire in maniera omogenea i Torymus disponibili.
“Il limite di questo tipo di lotta – ha proseguito l’assessore – è proprio la quantità del parassitoide che abbiamo a disposizione. L’insetto non può essere allevato artificialmente, occorre moltiplicarlo in modo naturale su piante di castagno infestate dalla vespa cinese. Per incrementare la quantità del parassitoide da utilizzare per i prossimi lanci abbiamo costituito nell’imolese una seconda biofabbrica che si aggiunge a quella già operativa di Carpineti (Reggio Emilia). Questo ci consentirà non solo di essere autosufficienti per la produzione di Torymus, ma anche di attuare su un’area più vasta il programma di lotta biologica al cinipede del castagno in tempi più rapidi”.
Per maggiori informazioni i castanicoltori possono rivolgersi al servizio fitosanitario regionale 0515278111.

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