Via libera al Piano Sacconi contro il lavoro nero

Via libera del consiglio dei ministri al piano straordinario Sacconi contro il lavoro ‘nero’ in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Una ”operazione a tappeto” che si e’ resa necessaria dopo i fatti di Rosarno: 550 gli ispettori coinvolti che effettueranno controlli in 20 mila aziende. Nel mirino i settori dell’agricoltura e dell’edilizia. La task force che effettuera’ i controlli sara’ formata da ispettori del Lavoro, Inps e militari dell’Arma dei Carabinieri.
Positivo il commento del segretario generale della Uila Stefano Mantegazza secondo il quale ”le violazioni accertate in materia di lavoro nero nel 2009 sono aumentate in maniera impressionante, dimostrazione che le scelte finora assunte si sono rivelate fortemente carenti”. Secondo mantegazza però ”questa scelta di carattere repressivo e’ fondamentale ma non e’ sufficiente”. Inoltre le decisioni assunte, a giudizio del sindacato, ”sono totalmente contraddittorie con l’emendamento presentato al Senato al decreto legge Milleproroghe soppressivo degli elenchi anagrafici. Perchè – sostiene Mantegazza – la scelta che la fonte del diritto delle prestazioni in agricoltura non siano piu’ gli elenchi anagrafici ma le dichiarazioni della manodopera occupata avra’ come ricaduta l’eliminazione di tanti veri buoni rapporti di lavoro e la nascita di tanti nuovi falsi braccianti”. “Il piano straordinario – afferma invece il segretario generale della Flai-Cgil Stefania Crogi – affronta solo parzialmente il problema delle condizioni di lavoro dei braccianti e rischia, pertanto, di essere inefficace”. “La sinergica attivita’ ispettiva annunciata dal governo e’, infatti, assolutamente residuale- ha aggiunto – perche’ riguardera’ un modesto campione di 10.000 aziende agricole in territori che ne contano oltre 600.000. Il piano non risolve, inoltre, i problemi connessi allo sfruttamento dei lavoratori extra-comunitari che non sono in regola con il permesso di soggiorno, verso i quali saranno intensificate le operazioni di polizia per provvedere al loro rimpatrio. Questi lavoratori non saranno, pertanto, incentivati a denunciare la loro condizione di schiavi e i soprusi subiti per paura di essere espulsi dal nostro paese e non saranno, quindi, messi nelle condizioni di contribuire con la loro testimonianza all’emersione del lavoro nero”

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