Vinitaly incontra la ristorazione: dal primato delle bollicine italiane alle sorprese dei nuovi paesi

Bollicine nel bicchiere: tra nuovo gusto dei consumatori per i vini più facili da bere e voglia di novità accattivanti, giovani e fresche, i vini spumanti italiani stanno facendo la parte del leone, trainando l’export del made in Italy enologico sui mercati di tutto il mondo. Ma nei ristoranti italiani l’offerta non si ferma alle bollicine nazionali, tanto che l’80% delle carte dei vini propone anche etichette straniere, contro un 20% che continua ad essere nazionalista convinto. Lo evidenzia la seconda parte dell’indagine realizzata da Vinitaly su un campione di circa 300 operatori del settore rappresentativi di tutte le aree geografiche italiane, estrapolato dall’incrocio dei ristoranti segnalati dalle principali guide: Gambero Rosso, Il Golosario, Slow Food, L’Espresso, Jeunes Restaurateurs d’Europe. Il sondaggio, dal titolo “Vinitaly incontra la ristorazione”, è il primo di una serie che apre il dialogo tra il più importante salone internazionale del vino e una categoria particolarmente interessata ad “approfittare” delle occasioni offerte da Vinitaly per conoscere nuove cantine e diverse declinazioni del vino, per creare nuove tendenze del bere o assecondare quelle emergenti di consumatori sempre più curiosi.Dei ristoratori che offrono alla loro clientela anche bollicine straniere, la quasi totalità sceglie la tradizione francese, ma c’è un 9% che propone bottiglie spagnole o addirittura, con grande intraprendenza, provenienti da Australia, Cile e Nuova Zelanda, oltre che dalle più vicine Germania, Austria, Slovenia e Croazia.Passando dalla provenienza al numero complessivo di etichette di bollicine proposte, dall’indagine emerge che il 31% delle carte dei vini ne contiene fino a 10, il 22% fino a 25, il 27% fino a 50, ma c’è anche un 8% di ristoranti che ne ha in cantina oltre 100.
La propensione dei ristoratori a comprare bollicine straniere supera attualmente quella manifestata per le altre tipologie di vino. Il numero di chi offre bianchi, rossi o rosé non made in Italy, infatti, è più ridotta rispetto al dato emerso per i vini spumanti: se per questi ultimi i 4/5 dei ristoratori acquista all’estero, nel caso dei vini bianchi si scende al 63% e al 60% per i rossi, fino ad arrivare al 28% per i rosati. La Francia fa sempre la parte del leone, ma per i vini tranquilli la provenienza è più variegata.
Sui risultati dell’indagine – disponibili nella sezione “Studi e Ricerche” dell’Area Stampa del sito www.vinitaly.com – dalla settimana prossima Vinitaly apre il dibattito con una serie di interviste a operatori del settore (produttori, ristoratori, distributori, comunicatori). Tutti possono partecipare lasciando la propria opinione su strategie di offerta e tendenze di consumo del vino in Italia sul sito www.aspettando.vinitaly.com.

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