Vino: male Italia, crolla lo champagne, boom dei consumi in Cina


La crisi sta colpendo con durezza il settore del vino, con i grandi gruppi italiani che accusano il primo calo di fatturato dopo molti anni, mentre le vendite di Champagne crollano. Ma c’e’ un mercato nuovo: tanto per cambiare e’ quello cinese. Secondo l’annuale indagine di Mediobanca, il gruppo Yantai Changyu, quotato in Borsa a Shanghai dove il titolo dal settembre scorso e’ cresciuto del 31%, e’ ad esempio attivo solo sul mercato interno, con aumento di ricavi del 26% nel 2008, di gran lunga il miglior risultato tra tutte le societa’ presenti sui mercati azionari mondiali.
I ricavi del gruppo cinese sono arrivati a 363 milioni di euro, salendo al quarto posto della classifica mondiale tra le societa’ del vino quotate. In realta’ ci sarebbe un gruppo italiano ancora piu’ grande, quello nato dalla fusione tra il Gruppo italiano vini e le Cantine riunite (416 milioni di ricavi), ma il ‘made in Italy’, conferma Mediobanca, ancora rimane lontanissimo dalla Borsa. Questione soprattutto di cultura, oltre che di aziende ancora o di natura cooperativa o di impronta tipicamente famigliare. Eppure i risultati del settore sui listini azionari sono invidiabili: dal gennaio 2001 l’indice di Borsa mondiale del settore vinicolo e’ cresciuto del 98,9%, mentre nello stesso periodo le Borse internazionali hanno segnato il modesto progresso del 5%. Inoltre, fanno notare gli analisti, il comparto in Italia avrebbe bisogno di una scossa, che punti piu’ sugli investimenti che su altri metodi di affrontare la crisi.
Nel 2009 il fatturato dei 99 principali gruppi italiani del vino segna un calo del 3,2% rispetto al 2008, quando si era registrata una crescita del 2%, che seguiva a quella del 7,1% e del 4,9% dei due anni precedenti. I margini sono in calo e gli utili si sono ridotti mediamente del 50% rispetto al 2004. Ma per far fronte a cantine piene e domanda in contrazione, spesso si punta a un taglio dei prezzi: il ‘made in Italy’ l’anno scorso ha abbassato i listini per l’export mediamente dell’11%. Una procedura di svalutazione contro la quale lotta la gran parte delle case di Champagne, che pur attraversa una crisi molto piu’ dura. Per i produttori del piu’ famoso vino del mondo il 2009 e’ stato un durissimo: le vendite sono crollate del 9%, i margini si sono ridotti anche oltre il 30% e gli unici grandi gruppi mondiali che nel 2009 hanno accusato fortissimi cali di fatturato sono proprio quelli delle bollicine francesi. Tra le quotate in Borsa, Boizel Chanoione ha perso il 16% dei ricavi, Laurent Perrier e’ crollata del 27% in un settore che in genere mostra variazioni annue frazionali. Ma quasi nessuno, almeno ufficialmente, si sogna di abbassare i prezzi, perche’ solo mantenendo sostanza e immagine di qualita’ si possono battere i Paesi emergenti. Cina compresa.

(di Alfonso Neri) (ANSA)

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