Vino, le linee guida per rilanciare la produzione del Trentino


“Una bussola per orientare tutte le politiche di programmazione e sostegno al settore vitivinicolo”. Così il presidente della Provincia autonoma Lorenzo Dellai definisce le proposte di attività per la valorizzazione della vitivinicoltura trentina elaborate dal “comitato dei saggi” (Attilio Scienza ed Enrico Paternoster, che oggi lo hanno illustrato; Emilio Pedron e Fabio Piccoli) e contenute in un documento illustrato alla Giunta provinciale dall’assessore all’Agricoltura, Foreste, Turismo e Promozione Tiziano Mellarini. Il documento affronta i “nodi problematici” del settore: dal riassetto del sistema delle cantine cooperative all’individuazione di vini testimonial dell’identità vitienologica trentina, dalla costruzione di un brand Trentino di produzioni “sostenibili” alla costituzione di un nuovo organismo per la promozione e di un Consiglio interprofessionale e di associazioni di prodotto, dalla proiezione dei vini trentini di qualità sul mercato internazionale all’avvio di nuovi percorsi formativi, dalla presenza dei prodotti locali nella ristorazione e nell’alberghiero alla collaborazione tra ricerca trentina (Fondazione E.Mach) e produttori.

Sono queste le azioni fondamentali individuate nel documento: 1) Azioni, progetti operativi tesi ad incrementare l’identità “Trentina” della cooperazione vitivinicola: si propone che Cavit “liberi” cinque o sei delle sue Cantine site nelle aree più vocate della provincia per la produzione di vini altamente qualitativi (con utilizzo in particolare di vitigni autoctoni) riducendo così la “massa industriale” e aumentando invece la “massa critica di vini trentini di alta qualità” (in linea con quanto è avvenuto in questi ultimi vent’anni in Alto Adige, con un posizionamento della cooperazione in sinergia ai vignaioli di prestigio). Si determina così una maggiore distinzione tra la produzione enologica industriale trentina (spesso non legata necessariamente al territorio) e le produzioni di qualità fortemente legate al territorio. E’ auspicabile, inoltre, per rendere operativo il progetto, la costituzione di una società ad hoc per la gestione di questo gruppo di cantine con specifiche azioni di marketing, comunicazione e commercializzazione; 2) Costruzione di un brand Trentino di produzioni enologiche “sostenibili” (sia dal punto di vista ambientale che paesaggistico), elemento sul quale oggi la vitivinicoltura trentina può rivendicare storicità e peculiarità come poche altre aree agricole al mondo. Marchio sul quale costruire una importazione azioni di comunicazione per dare ulteriore valore aggiunto ai vini di qualità trentini; 3) Individuare prodotti testimonial dell’identità Trentina in grado di accelerare il percorso di conoscenza delle peculiarità dell’enologia trentina (a questo riguardo va ricordato che le imprese vitivinicole trentine hanno una media di quasi venti etichette per azienda con una evidente ripercussione sulla riconoscibilità dell’identità enologica della provincia); 4) Costituzione di un nuovo Ufficio di coordinamento della promozione dei vini trentini (compresa la grappa) che finalmente riunisca in un’unica entità (con personale prestato, competente nella promozione dei vini, da Trentino Marketing, Camera di Commercio e Consorzio di tutela vini Trentini). Dovrà essere dotato di un responsabile unico che risponde direttamente alla Provincia. Dovrà detenere sia il ruolo della definizione delle strategie e linee guida della promozione che la parte operativa della realizzazione delle attività; 5) Aumento delle attività di internazionalizzazione delle imprese vitivinicole trentine attraverso un coordinamento tra Provincia, Camera di Commercio/Trentino Sprint e Ufficio coordinamento promozione vini trentini, in grado di agevolare anche l’utilizzo delle risorse comunitarie oggi a disposizione per le iniziative internazionali di promozione e commercializzazione (fondi strutturali per la promozione nei Paesi interni e Ocm vino per la promozione nei Paesi terzi); 6) Avvio del processo di costituzione del Consiglio interprofessionale della filiera vitivinicola trentina. Il Trentino diventerebbe così la prima provincia italiana a dotarsi di uno strumento così prezioso che consentirà la definizione di un Osservatorio prezzi permanente (per il controllo del posizionamento dei vini trentini) e un dialogo continuo tra i diversi operatori della filiera al fine di ridurre i fenomeni di concorrenza sleale e la perdita di immagine della vitivinicoltura trentina; 7) Incentivare la costituzione di associazioni di prodotto, in linea con quanto sta facendo l’Istituto del Trentodoc, in grado di aggregare le imprese dietro i prodotti testimonial più importanti del Trentino, in grado così di trasferire i fabbisogni delle imprese e le peculiarità dei diversi prodotti all’organismo di promozione dell’enologia trentina; 8) Avvio di percorsi formativi (in collaborazione con Isma e Fondazione Mach) sul versante del marketing e commercializzazione delle imprese vitivinicole per costruire una classe dirigente trentina sempre più competente sulle problematiche del wine business sia sui mercati locali che su quelli internazionali (export manager); 9) Attività di promozione e formazione per aumentare le opportunità commerciali sul mercato locale trentino. Animazione con prodotti locali nella ristorazione e nell’alberghiero trentini; formazione degli operatori turistici in comunicazione e vendita dei vini trentini; formazione di giovani animatori in grado di promuovere con nuove modalità i vini nell’horeca trentina; 10) Maggiore collaborazione tra mondo della ricerca trentina e produttori attraverso la definizione di un protocollo di collaborazione tra Isma (Fem) e le imprese, a partire da quelle cooperative, su temi strategici come l’ ecocompatibilità, le varietà resistenti. (ANSA).

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