Vino: marcia indietro dell’Ue su liberalizzazione impianti


Non ci sarà nel 2015 la liberalizzazione dei vigneti in Europa come previsto dalla riforma del settore del 2008, ma un nuovo sistema che si applicherebbe per un periodo di 6 anni, accompagnato da una clausola di revisione a metà percorso e da misure transitorie. Sono queste le prime conclusioni che emergono dalle raccomandazioni formulate dal Gruppo ad alto livello dell’Ue, che ha terminato questa sera i lavori a Bruxelles, iniziati nell’aprile scorso su richiesta del commissario all’agricoltura, Dacian Ciolos, per andare incontro alle richieste di tutti i Paesi produttori europei, tra cui l’Italia. Le raccomandazioni del Gruppo ad alto livello, presenti i rappresentanti dei 27 Stati membri, della filiera, oltre ad osservatori del Consiglio e del Parlamento europeo, saranno presentate dal commissario al consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue, mercoledì a Bruxelles. Dal documento emerge che “un ampio consenso è stato raggiunto sulla necessità di mantenere un dispositivo di inquadramento degli impianti di vigneti nell’Ue per tutte le categorie di vino (anche quella senza indicazione geografica) dopo il 2015, data alla quale scade il regime in vigore sui diritti di impianto”. Gli esperti hanno quindi ritenuto “indispensabile disporre di un meccanismo di regolamentazione dinamico che crei le condizioni favorevoli allo sviluppo equilibrato del settore vitivinicolo europeo”. Sulla gestione e sul futuro sviluppo del potenziale di produzione di vino in Europa, il Gruppo ad alto livello – rende noto la Commissione europea – ha studiato diverse opzioni compresa la possibilità di instaurare un sistema di autorizzazione per l’estensione dei vigneti, applicabile a tutti i vini. Questo sistema sarebbe gestito dagli Stati membri, tenendo conto delle organizzazioni professionali. Tutte nuovi impianti di vigne, per tutti i tipi di vino, dovrebbero poi essere autorizzati. Autorizzazioni che si vuole gratuite, non trasmissibili, e valide per un periodo limitato. Altro elemento, che è stato centrale nelle trattative, la creazione di un meccanismo di salvaguardia comunitario con la fissazione di una percentuale annua di nuovi impianti autorizzati. Percentuale che gli Stati membri hanno la possibilità di fissare ad una soglia inferiore a livello nazionale e regionale, o per una zona a indicazione geografica protetta specifica, ma a determinate condizioni. In caso di domanda per nuove vigne superiore alla percentuale stabilita a livello nazionale, le autorizzazioni verrebbero accordate dagli Stati membri in base a priorità obiettive e non discriminatorie fissate a livello Ue, con l’aggiunta di eventuali criteri nazionali, nel rispetto però degli stessi principi. (ANSA).

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