Vino moldavo spacciato per piemontese, maxi sequestro

guardia finanza
Vino prodotto nelle terre patrimonio vitivinicolo Unesco, ma ottenuto con prodotti di dubbia derivazione. Moscato d’Asti docg, che conteneva diversi mosti, ma non quello del vero Moscato d’Asti. È la frode alimentare scoperta dalla Guardia di finanza di Nizza Monferrato in un’azienda di Calamandrana (At), nel distretto industriale del vino Canelli-Santo Stefano Belbo, tra le province di Asti e Cuneo. Per produrre i 70mila litri del vino sequestrato dalle fiamme gialle, la ditta astigiana, ma di proprietà veneta, avrebbe usato diversi tipi di ingredienti: mosto moldavo, moscato parzialmente fermentato, anche da vino rosso aromatico, altri prodotti di derivazione moscato, tra i quali moscato concentrato rettificato, vino dop Venezia Pinot grigio e addirittura Montepulciano. E’ quanto emerge dai verbali delle analisi condotte dal Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari Nord Ovest dell’ufficio di Asti. I responsabili della ditta sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per “frode nell’esercizio del commercio” e “contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni di origine di prodotti agroalimentari”. Oltre al falso Moscato d’Asti, le fiamme gialle hanno anche scoperto ricavi sottratti a tassazione per oltre 1,5 milioni di euro e 400 mila euro d’Iva evasa. Già a novembre 2015, alla stessa ditta di Calamandrana erano stati sequestrati 150mila litri di moscato e pinot “non genuino”. L’ultimo sequestro deriva da un ulteriore indagine fiscale, scaturita proprio dalla precedente verifica in cantina. “Le attività di controllo – spiega il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Asti, colonnello Michele Vendola – proseguono, non solo per garantire sicurezza e qualità dei prodotti, ma per verificare anche l’impiego regolare della manodopera”. I controlli della Finanza si sono estesi, in contemporanea, anche a un’altra azienda della zona, ma non sono emerse irregolarità. “La filiera vitivinicola sconta sempre più raggiri che provocano una perdita di valore alle grandi Doc e Docg del nostro territorio – è l’allarme della presidente di Coldiretti Piemonte, Delia Revelli – Continuiamo a batterci affinché tali pratiche illegali non avvengano”.(ANSA).

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