VINO: OCM; ZAIA,LIMITATE CRITICITA’,NO PRODUZIONE DEALCOLATO

Zaia
”Come e’ noto la nuova Ocm vino e’ una riforma che non abbiamo condiviso, ma ereditato. Il nostro lavoro a Bruxelles ha tuttavia consentito di porre rimedio ad alcune criticita’ e molte nostre richieste sono state riprese”. Cosi’ il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, commenta l’entrata in vigore della nuova Ocm vino. ”In particolare – nota Zaia – il nostro lavoro e’ servito a sventare il tentativo di legalizzare la produzione dei ‘vini rosati’ mediante il taglio tra vini bianchi e rossi. Nonostante la normativa comunitaria consenta di produrre e commercializzare il ”vino dealcolato”, che la produzione di una tale bevanda deve essere espressamente autorizzata dallo Stato membro e ”da questo punto di vista – sottolinea Zaia – possiamo essere certi che il ministero non autorizzera’ mai la produzione di detta bevanda, cosi’ come non consentira’ la ‘fabbricazione’ di prodotti agroalimentari che siano tali da stravolgere le nostre consolidate tradizioni”. ”Non potremo pero’ vietare l’ingresso nel nostro Paese dei ‘vini dealcolati’ – conclude Zaia – Tuttavia il ministero porra’ in essere tutte le possibili azioni per impedire l’assalto indiscriminato sui nostri mercati di un siffatto prodotto ‘artificiale’, anche mediante il finanziamento di progetti di educazione alimentare e di valorizzazione dei nostri prodotti agroalimentari”.

3 Commenti in “VINO: OCM; ZAIA,LIMITATE CRITICITA’,NO PRODUZIONE DEALCOLATO”

  • dr. Mattia Mattioli (farmacista) scritto il 22 settembre 2009 ammartedìTuesdayEurope/Rome 10:17

    c/a ministro Zaia,

    io, come molte altre persone in Italia, ho problemi di fegato, non a causa di alcolismo ma per epatite pregressa. Poi ci sono i gastropatici, chi fa le diete ipocaloriche, chi deve guidare e molti altri casi di chi ha piacere del “gusto” di un bicchiere di vino alla fine del pasto, senza doversi per questo ubriacare. Esistono studi medici sul vino dealcolato prodotto in USA o in Germania: mantiene il sapore, i polifenoli, gli antiossidanti e tutte le altre qualità positive del vino, eliminando la negatività (per chi non può assumerlo) dell’alcool.
    A titolo personale ne ho comperato negli Stati Uniti, e non potendolo importare e sdoganare dall’estero, ora lo prendo in Germania. Perchè lo Stato Italiano non ne permette la vendita anche da noi??. Io importo dagli USA materiale ospedaliero regolarmente registrato al ministero della Sanità in Italia.. Ma se mi rivolgo al ministero dell’agricoltura, commercio con l’estero, rapporti con la C.E.,frodi e sofisticazioni…. trovo un muro di gomma. Nessuno sa niente e ti rimanda ad un altro ufficio. Sig, ministro, quando ci sarà un pò di chiarezza?
    Di cuore “Padania libera”, con oservanza, Mattia Mattioli

  • Giorgio Minotti scritto il 17 settembre 2011 amsabatoSaturdayEurope/Rome 11:45

    Casualmente sono farmacista anch’io e sono perfettamente d’accordo con il collega.
    Fino ad un anno fa riuscivo a bere vino (moderatamente!) a tavola. Da un paio di anni a questa parte il vino mi provoca mal di testa, tanto che ho dovuto rinunciare quasi del tutto a berlo.
    Ho provato anche con il vino senza solfiti, con qualche risultato apprezzabile.( Sarebbe opportuno porre più attenzione alle quantità di solfiti aggiunti). Ma evidentemente è proprio l’alcool che mi fa male. E i soggetti sensibili (non sarebbe male fare un’indagine conoscitiva) sono probabilmente più di quanti ce ne aspetteremmo. Non bisogna dimenticare che a dosi nemmeno tanto alte l’alcool è tossico e con l’età la capacità dell’organismo  di metabolizzarlo diminuiscono e quindi fa più danni.
    Qualcuno dirà: “No i solfiti, no l’alcool … ma bevi acqua!!”. E perché, dico io, dovrei rinunciare a questo piccolo piacere e ai benefici delle sostanze antiossidanti e protettive contenute nel vino? E perché lasciare ad altri la produzione di vino dealcolato, che potrebbe diventare una voce economica  importante proprio per zone come le nostre? Si tratta di una interessantissima sfida da cogliere a vantaggio della salute collettiva … e dell’economia delle zone a vocazione vinicola, cioè quasi tutta l’Italia.
    Il futuro, se vogliamo vivere a lungo e in buona salute è controllare (oltre agli eccessi alimentari) l’assunzione di sostanze nocive, come fumo, alcol, droghe e (perché no), farmaci usati in modo improprio.
    Cordiali saluti.      Dott. Giorgio Minotti

  • Ivan Cinti scritto il 14 febbraio 2012 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 23:38

    Vendo vino senza alcol in Italia dal 2010 e a causa di una normativa “volutamente” incerta mi trovo tutt’oggi a fare lo slalom tra le parole vino e spumante visto che il vino senza alcool non può essere chiamato vino senza alcool, lo spumante senza alcool non può essere chiamato spumante senza alcool e neppure dealcolizzato o dealcolato. Detto per inciso, tutto il mondo lo chiama vino o spumante senza acool, chiaro semplice diretto. Perchè l’Italia si oppone? Perchè è così ostile ad un prodotto che non è assolutamente in concorrenza con il vino “alcolico”? Perchè si ostina a boicottare questo mercato di nicchia? Ma non è lo stato promotore di mille e una campagna contro l’abuso di alcool? Ai posteri l’ardua sentenza. Per ora non mi resta che continuare onestamente ad importare il vino senza alcool dal resto del mondo e distribuirlo a chi veramente ne ha necessità e piacere.
    Un saluto analcolico a tutti.

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