Vino: per le bollicine conti frizzanti

I produttori di spumanti, anche se sarebbe più corretto chiamarle bollicine, confermano risultati migliori rispetto alle altre aziende vitivinicole, sia in termini di rendimento del capitale (Roi 6,3% contro 5,2%) sia di struttura patrimoniale (debiti finanziari al 39,1% del capitale investito contro il 46,2% degli altri produttori). Lo afferma un’indagine di Ricerche & Studi di Mediobanca condotto sui bilanci dei 107 ‘big’ italiani del vino. Secondo il lavoro emerso nei giorni del Vinitaly di Verona, i margini industriali rispetto al fatturato sono identici (Mon su ricavi al 5,6%): i produttori di spumanti sono premiati dal superiore tasso di rotazione del capitale investito (109,4% contro l’88,9%) derivante dalla loro struttura più leggera: le immobilizzazioni tecniche sono infatti pari al 35% del capitale contro il 50% delle grandi marche di vino fermo. Coerentemente i produttori di spumanti fanno un minor ricorso al debito, segnando un rapporto ‘debt-equity’ inferiore di 7,1 punti rispetto agli altri produttori (39,1% contro 46,2%). Mostrano però una minore proiezione internazionale, con una quota all’export pari al 36,8% contro il 49,4%, ma anche condizioni di migliore competitività, segnalate da un valore aggiunto più che doppio rispetto al costo del lavoro. Il valore aggiunto dei produttori di spumanti è infatti pari a 104mila euro, il 30% al disopra di quello degli altri produttori (80mila euro), a fronte di un costo del lavoro (50mila euro) superiore del 19%. (ANSA).

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