VINO: SI CAMBIA

vinoDal 1° agosto è entrata in vigore la Riforma europea del vino che determinera’ il futuro dei 170 milioni di ettolitri di vino prodotti nell’Unione, la maggioranza dei quali in Francia, Italia e Spagna. Non e’ stato facile mettere d’accordo i 27 Paesi su un testo che, per essere condiviso, ha dovuto garantire ai grandi produttori tutele alla propria millenaria cultura enoica. L’ultima battaglia e’ stata quella sul rose’ con Italia e Francia che hanno impedito che questo vino, risultato di uve nere vinificate in bianco, potesse essere realizzato semplicemente miscelando vino rosso e vino bianco. Ma prima si erano combattute e perse la battaglia sull’invecchiamento non in botte ma con i trucioli e quella contro lo zuccheraggio, voluto e ottenuto dai paesi del Nord Europa. Adesso però la riforma dell’Ocm e’ cosa fatta e non tutti sono soddisfatti: per Coldiretti è disastrosa, per la CIA, più ottimista, si aprono nuovi spazui, mentre Federvini era opportuno prevedere una verifica dopo un certo tempo e fare, nel caso, degli aggiustamenti”.
Per il consumatore, per ora, non cambia molto ma deve prestare un po’ piu’ di attenzione. Il rosè “finto” per esempio non si può produrre in Europa, ma si può importare e quindi verificare l’origine di quel che si beve è importante. Proprio il sistema delle denominazioni e’ uno dei punti centrali della riforma: si è passati infatti dal sistema delle Doc/Igt a quello delle Dop/Igp che non impedira’ pero’ di mantenere in etichetta le tradizionali Docg, Doc e Igt. Altra novita’ e’ la possibilita’ di indicare anche in Italia in etichetta solo il nome del vitigno senza riferimento al territorio, una decisione pesante per un Paese la cui l’enologia e’ stata costruita su questo. D’altra parte l’indicazione in etichetta del solo vitigno dara’ la possibilita’ al produttore italiano di competere con i cosiddetti ”vini varietali” quelli appunto che indicano solo il vitigno in etichetta.

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