Vino: Uiv, 2013 positivo per Italia, +6%

bonardaIl 2013 dovrebbe chiudere in terreno positivo per l’Italia nel commercio di vino segnando un +6% a quota 4,7 miliardi di dollari. Il nostro Paese – secondo le stime dell’Uiv, Unione italiana vini – manterrà la seconda piazza a livello mondiale, con una quota del 19%, guadagnando decimi di punto ai francesi le cui performance nella prima parte dell’anno non sono state particolarmente brillanti. Anche sul fronte bollicine, l’Italia è destinata a guadagnare ancora quote di mercato a livello mondiale. Se il Belpaese dovesse mantenere il ritmo di crescita registrato nel primo semestre – dice ancora l’Uiv – chiuderebbe l’anno a 900 milioni di dollari di esportato (+15%), ritrovandosi con 2 punti percentuali in più di share sul commercio globale, al 16%, contro una Francia che chiudendo a +2% di crescita annuale vedrebbe il suo peso ridursi di un altro punto percentuale, al 55%. Nonostante la crisi, il 2013 sarà comunque una buona annata per gli scambi mondiali del vino nel loro complesso, che si chiuderà con valori ancora in crescita, attorno a 35 miliardi di dollari, +5% rispetto al 2012, sempre secondo la previsione dell’Uiv. Tutti i principali segmenti del mercato sono in crescita: il tasso più alto (+10%) rimane appannaggio del vino sfuso, per via della salita vertiginosa dei prezzi dei prodotti della vendemmia 2012. Crescita anche per i vini confezionati, a 24,9 miliardi di dollari (+5%), e per gli spumanti, il cui saldo finale dovrebbe oscillare attorno a +3-4%, a 5,8 miliardi.
”Sono molto soddisfatto di questa situazione che si avvia a essere positiva per il nostro settore, nonostante la difficile congiuntura economica – commenta Domenico Zonin, presidente di Unione Italiana Vini -. Pare che il comparto abbia tratto i più ampi benefici dalla riduzione dell’offerta avutasi un questi anni, generata in parte dall’effetto delle estirpazioni con premio in Europa e in parte da due annate scarse per via del meteo, trovando proprio nella difficile reperibilità del prodotto uno dei più validi alleati per ammortizzare gli effetti della crisi mondiale. Sarà interessante vedere come si riassesterà il mercato nel momento in cui i segni di recessione dovessero incominciare a essere meno pesanti e le vendemmie dovessero tornare a essere regolari. Quest’anno – continua Zonin – con i primi timidi segni di ripresa economica in Europa e un raccolto abbondante un po’ in tutto il mondo, potrebbe fornire una stimolante preview del nuovo scenario”. Sul lungo periodo, pre e durante crisi, la spumantistica è l’unico comparto ad aver fatto più fatica a rimettere ordine nei propri conti: il ritorno ai livelli del 2008 si è fatto attendere cinque anni, mentre sfusi e confezionati hanno preso maggiore slancio, recuperando l’anno di picco più basso già dal 2010. Il responsabile ha un nome e cognome: Champagne, la cui graduale ma troppo lenta ripresa continua a influenzare l’andamento generale della categoria, neutralizzando di fatto l’impulso dato dall’effetto Prosecco. ”Preferisco leggere al contrario la situazione della spumantistica – dice Zonin – dando invece il merito al Prosecco di aver compensato la pausa di riflessione avuta dalle bollicine francesi”. Tornando invece a sfusi e confezionati, la scarsità di prodotto patita nel 2010 e nel 2012 si legge chiaramente come effetto diretto sull’impennata dei valori degli scambi: sul confezionato, tra 2010 e 2013 si guadagneranno circa 5 miliardi di dollari (da 20 a 25), sugli sfusi il saldo sarà positivo per 1,2 miliardi (da 4,6 a 5,8). (ANSA)

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