Vivaismo italiano: certificazione superiore

topiariaUn convegno organizzato presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Verona ha messo in luce i punti di forza e criticità di un comparto che impiega oltre 100 mila addetti
“Oggi iniziamo un nuovo percorso, una nuova sfida per il 2017: qualificare la produzione vivaistica italiana al disopra dello standard europeo. Vogliamo e dobbiamo essere più bravi di quello che l’Europa c’impone”. Così Giandomenico Consalvo, presidente di CIVI Italia, l’associazione che riunisce i consorzi vivaistici che operano su scala nazionale, intervenuto nel convegno “La ricerca e l’innovazione nel vivaismo italiano – Un made in Italy da tutelare e da promuovere”, organizzato presso il Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona e moderato dal prof. Davide Gaeta, docente di Economia presso lo stesso ateneo. “Per crescere tutti occorre lavorare all’interno dello stesso sistema, non possiamo lasciare indietro nessuno – ha proseguito Consalvo – Per questo sono così importanti la formazione e la partnership con l’Università, che deve essere un partner forte e credibile al fianco delle aziende”. Della necessità di promuovere e sostenere la formazione di chi lavora in un comparto che in Italia impiega 114 mila persone, ha parlato anche Stefano Bianchi, presidente del fondo interprofessionale Foragri: ”Il florovivaismo è uno dei settori più dinamici dell’economia italiana, pur avendo risentito della crisi come tutti. Come Foragri intendiamo da un lato costruire un rapporto stabile con chi fa ricerca nel settore, formando ad hoc le persone di cui le aziende hanno bisogno, e dall’altro lavorare ad un sistema nazionale di certificazione delle competenze, uno strumento che in altri paesi europei già esiste”. Anche Paolo Giorgetti, funzionario del Mipaaf, ha parlato dell’importanza della certificazione, spiegando come il materiale vivaistico italiano abbia una qualità più elevata di quello europeo: “Nel momento in cui l’Europa mette in campo una certificazione che si attesta su livelli più bassi dei nostri, occorre pensare ad una forma di certificazione volontaria che salvaguardi la professionalità italiana” ha detto. Cambiamenti climatici in atto, emergenze sanitarie sempre nuove, mercati in rapida evoluzione stanno ponendo al mondo vivaistico italiano sfide sempre più complesse, alle quali però il comparto reagisce dimostrando una grande capacità di innovare. Dalla messa a punto di nuove varietà di frutta, a quella di nuovi sistemi di propagazione di frutticole e orticole, passando per la ricerca di nuovi vitigni resistenti alle malattie, il mondo vivaistico dimostra di avere tutte le carte in regola per essere un punto di riferimento per gli altri paesi. Ovviamente sul tappeto restano molti problemi, come quello della presenza in giro per il mondo di materiale vivaistico contraffatto o privo delle necessarie certificazioni, o della necessità di sostenere in prima persona la ricerca scientifica e tecnologica: “Oggi nella ricerca bisogna mettere risorse soprattutto private, perché il pubblico ne ha sempre di meno” ha ricordato Eugenio Sartori, a.d. dei Vivai Cooperativi Rauscedo, leader mondiale nella produzione di barbatelle. Si tratta di sfide che si potranno vincere se si saprà fare fronte comune: “Unire il mondo vivaistico, coltivare il senso di appartenenza ad un sistema unico è la sfida che ci aspetta nei prossimi anni” – ha concluso Giandomenico Consalvo “Dobbiamo esportare nel mondo il sistema Italia, non il singolo vivaista. Il vivaismo è uno dei migliori made in Italy riconosciuti nel mondo, ma è un fatto che spesso noi stessi ignoriamo. Dobbiamo valorizzarlo, e saremo ancora più credibili se per farlo utilizzeremo la rete di rappresentanza italiana”.

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