“Wine policy” per i territori del vino. Parla il nuovo presidente delle Citta’ del Vino

CITTA' VINOGiampaolo PioliIn uno scenario di rivoluzione internazionale per il mondo del vino, a causa della crisi e con l’applicazione delle nuove leggi europee, le Città del Vino si candidano ad assumere il ruolo chiave di “wine policy advisor”, come interlocutrici privilegiate tra il mondo politico e i territori del vino italiani, tra le istituzioni e l’imprenditoria enologica, tra i comuni e le piccole e grandi aziende, perché il mondo del vino italiano possa raggiungere una maggiore coesione, anche attraverso la ricerca e l’innovazione, e una rinnovata competitività internazionale. Il sindaco di Suvereto Giampaolo Pioli è da oggi alla guida dell’associazione dei territori a più alta vocazione vitivinicola d’Italia: lo hanno eletto i sindaci d’Italia a Castiglione di Sicilia nella “Convention di autunno” delle Città del Vino.
“L’attuale crisi, seppur in grado di condizionare le attività di molte imprese vitivinicole, soprattutto le più piccole e meno strutturate, può comunque suggerire comportamenti e iniziative per valorizzare le qualità esclusive dei nostri territori. Di pari passo, la nuova Ocm, e la spinta verso minori produzioni ma di maggiore qualità, pur con i suoi limiti, deve poter sollecitare gli stessi territori ad elaborare, pubblico e privato insieme, nuove strategie per rispondere all’attuale momento di difficoltà”, sottolinea il neo-presidente Giampaolo Pioli, sindaco di Suvereto (Livorno) nel cuore della Val di Cornia in Toscana, dove nasce l’omonima Doc e si trovano alcune delle più importanti aziende vitivinicole italiane, che per i prossimi tre anni sarà alla guida delle Città del Vino, l’associazione che riunisce oltre 600 tra Comuni, Provincie, Strade del Vino, Parchi e Comunità, ad alta vocazione vitivinicola in Italia.
Per le Città del Vino, il primo obiettivo da raggiungere è quello di una maggiore coesione del mondo del vino italiano, favorendo l’incontro tra le imprese private e le istituzioni pubbliche nazionali e locali, con il comune obiettivo di sostenere gli interessi dei territori del vino italiani sui mercati nazionali e internazionali. Le risorse che l’Ocm mette a disposizione, devono poter essere impiegate perché i territori del vino possano sviluppare le tante risorse ancora inespresse, e, sul fronte della ricerca, occorre maggiore sostegno alle produzioni autoctone, aiutando imprese e consorzi, spesso unici soggetti ad investire in questo strategico settore, sia in termini di infrastrutture che di servizi, compatibilmente con l’ambiente e le sue risorse. “Il vino italiano deve sapersi distinguere sempre più non solo per la sua qualità, obiettivo oggi in gran parte raggiunto, ma soprattutto per la sua originalità e identificazione con il territorio – prosegue Pioli – l’omologazione dei gusti e delle produzioni non giova alla nostra viticoltura, né sul piano della qualità né su quello del mercato”.
Proprio l'”Etna del Vino”, che fa da sfondo alla Convention – Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Piedimonte Etneo, Randazzo, Riposto, Sant’Alfio, Santa Venerina, Trecastagni e Zafferana Etnea, insieme alla Strada del Vino e al Parco regionale dell’Etna – rappresenta un esempio di viticoltura estremamente “tipica” nel suo genere, per la presenza di vitigni autoctoni di grande pregio, e per il suo paesaggio che ne connota l’identità. Questo patrimonio, rappresenta un valore aggiunto straordinario, sia per le imprese sia per le amministrazioni locali, per lo sviluppo di forme di turismo legate all’ambiente, alla ruralità e all’enogastronomia. Un bene paesaggistico-produttivo, che, però, non si autoconserva, ma necessita di risorse per esser mantenuto, in una visione dinamica e non solo conservativa, puntando ad uno sviluppo equilibrato, che armonizzi le esigenze delle imprese (siano queste aziende, ristorazione, ricettività o servizi) a quelle dei potenziali visitatori e dei cittadini residenti.

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