Xylella: per esperti Procura Lecce il ceppo salentino è diverso da altri

xylella foto efsa
La Xylella che sta decimando gli ulivi salentini è di una sottospecie diversa da tutte le altre rilevate nel resto del mondo, portata a spasso non soltanto dalla “sputacchina” ma anche da altri vettori “non ancora individuati”. Peraltro, i fenomeni di disseccamento non sono riconducibili tutti al batterio, ma anche alla sua cooperazione con altri agenti nocivi tra cui i funghi xilofagi. Sono le valutazioni formulate dai due esperti di fiducia della procura di Lecce, Giuseppe Surico e Francesco Rinaldi, che rimescolano le carte sulle convinzioni acquisite sino ad ora sulla diffusione del killer degli ulivi e che rappresentano una delle colonne portanti dell’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Xylella in Puglia. L’inchiesta conta 10 indagati e ha portato il 18 dicembre scorso al sequestro preventivo degli ulivi salentini e brindisini destinati all’abbattimento. Il sequestro è stato convalidato ieri dal gip leccese nel cui provvedimento sono riportati ampi stralci della consulenza di parte. Tra gli indagati figurano l’ex commissario straordinario Giuseppe Silletti, diversi ricercatori e docenti dell’Università di Bari oltre che funzionari e tecnici della Regione Puglia. “La sottospecie presente nel Salento è assolutamente peculiare – scrivono i tecnici, dopo aver precisato che la Xylella pugliese appartiene alla sottospecie ‘pauca’, diversa da ogni altra pauca di cui si ha finora conoscenza, e che tale peculiarità è in massima parte dovuta al numero e al tipo di piante che sembra attaccare nel Salento”. Inoltre, rilevano gli esperti, “dalle pubblicazioni emerge che tutti gli insetti che si alimentano di liquidi xilematici, potrebbero essere considerati come potenziali vettori” che trasmettono la malattia. E sono proprio questi, insieme alla considerazione che il Codiro, il complesso del disseccamento rapido degli ulivi, è alimentato da più fattori tra cui l’azione dei funghi xilofagi, gli elementi che hanno portato i magistrati a ritenere che in un quadro ancora indeterminato gli abbattimenti non siano una strategia utile ad arginare la diffusione del batterio, bensì un sistema in grado di deturpare ulteriormente il territorio. I magistrati ritengono inoltre che il sequestro degli ulivi “condannati a morte” vada mantenuto anche dopo le dimissioni di Silletti in quanto, scrive il gip Alcide Maritati, “gli olivi non adeguatamente coltivati dai proprietari sono quelli più facilmente aggredibili dal Codiro, con la conseguenza che gli stessi proprietari già dimostratisi negligenti o non interessati alla salvaguardia degli alberi, oggi potrebbero facilmente lucrare i contributi pubblici”.(di Roberta Grassi – ANSA)

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