Zootecnia: nelle stalle la siccità è costata 1000 euro al giorno


La lunga e soprattutto siccitosa estate targata 2012 sara’ ricordata dagli allevatori di vacche da latte e di suini come un vero e proprio flagello. Una stima ufficiale dei danni che la protratta mancanza di piogge e le temperature molto elevate hanno causato alle coltivazioni e al bestiame allevato non e’ ancora stata fatta. Di certo si sa che non si trattera’ di conseguenze irrilevanti.
“Nei mesi di luglio e agosto, quando abbiamo dovuto sopportare le numerose e intense ondate di calore – afferma Giorgio Guarneri, presidente di Anga Cremona (Associazione nazionale giovani agricoltori di Confagricoltura) – il calo produttivo di latte ha oscillato in una percentuale variabile tra il 10% e il 15%. A questo dato negativo dobbiamo sommare i costi sanitari richiesti dagli animali in sofferenza a causa dello stress termico, quelli energetici per mantenere in funzione 24h24 le doccette e le ventole che assicurassero in stalla un po’ di refrigerio, per non parlare dei numerosi capi di bestiame giunti anticipatamente a fine carriera proprio a causa del caldo e che hanno dovuto essere macellati. In totale, abbiamo calcolato che il danno economico si aggira sui 1.000 euro/giorno per ogni stalla”. Chi pensava che il caldo e la siccita’ del 2003 non si sarebbero ripetuti con tanta virulenza ha dovuto ricredersi.
“Anche 9 anni fa i danni furono ingenti – prosegue Guarneri – ma questa volta dobbiamo sommare un elemento in piu’: la spinta vertiginosa all’insu’ che stanno registrando le quotazioni delle materie prime, una situazione a dir poco preoccupante.
Per quanto riguarda il foraggio, chi e’ riuscito a irrigare ha potuto contare su una buona produzione, ma chi non ce l’ha fatta oggi deve affrontare notevoli problemi, anche perche’ attualmente i canali hanno ridotto di oltre il 50% la portata dell’acqua”.
E la situazione e’ altrettanto grave nelle porcilaie, dove nelle settimane incandescenti degli anticicloni africani le scrofe e i maiali all’ingrasso hanno registrato le maggiori difficolta’. “Calo della fertilita’, minore attitudine materna, collassi durante il parto – spiega Andrea Cristini, presidente dell’Anas (Associazione nazionale allevatori suini) – sono le conseguenze che le temperature eccessive hanno provocato nelle scrofaie, mentre per i suini all’ingrasso in non poche occasioni abbiamo dovuto registrare una variazione in negativo delle performance produttive. Per poter avere una stima esatta dei danni economici che questa estate da un certo punto di vista intollerabile ha provocato e’ ancora presto, e se con le buone quotazioni di queste ultime settimane, arrivate anche a 1,70euro/kg potevamo pensare di essere in parte usciti dalla crisi, l’impennata dei costi delle materie prime ci ha ricacciato nel tunnel, visto che i costi alimentari, con il mais passato in poche settimane da 21euro/quintale a 27euro/quintale, per non parlare della farina di soia che in primavera quotava 35euro/quintale mentre ora si attesta sui 60euro/quintale, si stanno mangiando tutta la marginalita’ conquistata. Credo sia in atto ancora una volta una forte speculazione finanziaria – conclude Cristini – un incremento del 30% delle quotazioni delle materie prime non e’ giustificabile con quel 5-6% di produzione che manca anche a causa della siccita’ che ha colpito gli Stati Uniti e la Russia”.
Le conseguenze della siccita’ e dell’impennata dei prezzi delle materie prime sul comparto zootecnico italiano sara’ uno temi di confronto al centro della 67ma edizione della Fiera internazionale del Bovino da latte e di Italpig, il Salone della suinicoltura italiana, in programma presso il Quartiere Fieristico di Cremona dal 25 al 28 ottobre prossimi. Sara’ l’occasione per confrontarsi e capire quali possono essere, dal punto di vista strategico, tecnico e politico gli strumenti da mettere in campo per fronteggiare la situazione.(AGI)

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